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Parte dell'estrema destra italiana (Casa Pound e Forza Nuova) si sta spendendo per la Siria e il medio-Oriente, specie in chiave anti-Isis. È importante evidenziare perché la loro posizione non coincide assolutamente con la nostra, almeno non con la mia.

La Siria è da decenni sotto la dittatura della famiglia Assad, padre prima (Hafiz al-Assad), figlio poi (Bashar al-Assad).
Nel 2011 la popolazione ha dato il via a una rivoluzione contro questa dittatura. Poiché nessuna parte è riuscita a imporsi sull'altra, la rivoluzione è presto sfociata in una vera e propria guerra civile (si può approfondire qui), che ha visto disgregarsi la popolazione in numerose fazioni, ognuna contro le altre.
Il paese è sprofondato nel caos totale, nell'assenza di qualsiasi sorta di autorità. L'Isis, che in quel momento si trovava nel confinante Iraq, ha da lì osservato la situazione siriana e pensato (non a torto) che quel caos fosse perfetto per invadere il paese e tentare di prenderne il controllo.

Oggi tutti gli attori presenti nella regione - ribelli anti-Assad, forze militari fedeli ad Assad, curdi, iracheni, peshmerga di diverse nazionalità, oltre a un'infinità di più piccole minoranze - stanno combattendo contro l'Isis, anche col supporto della coalizione occidentale. È una tregua temporanea tra le parti per la realizzazione di un obiettivo unico e preciso, che ha una scadenza. E a buona ragione, perché è un obiettivo prioritario rispetto a tutti gli altri. Il motivo è banale: non ha senso interessarsi di "Assad sì o Assad no" nel momento in cui l'Isis vorrebbe instaurare un proprio regime, alternativo a tutti gli altri; come non ha senso di interessarsi di "Kurdistan libero o no", nel momento in cui l'Isis vorrebbe creare un unico stato islamico fondamentalista che annullerebbe l'indipendenza di tutte le popolazioni locali.

La stessa divisione si riflette pari modo sui partecipanti alla coalizione occidentale: nonostante tutti siano ostili all'Isis (almeno nelle intenzioni dichiarate), anche qui abbiamo chi è filo-Assad (la Russia di Vladimir Putin) e chi è anti-Assad (la Nato). Ovvero, una volta raggiunta la sconfitta dell'Isis, chi da una parte vorrebbe restaurare il regime di Assad e chi dall'altra vorrebbe farlo cadere.

È bene fare una puntualizzazione: se la Nato ha l'intenzione di far cadere improvvisamente Assad (è questa la preoccupazione) e quindi di replicare una situazione simile a quella già vista in Libia (un Libia bis), allora è anche peggio. Anche perché sarebbe un controsenso lapalissiano: perché sconfiggere l'Isis se poi si vogliono ricreare proprio quelle condizioni che hanno permesso la radicalizzazione dell'Isis, ovvero offrire nuovamente la stessa opportunità ad altre forze, diverse dall'Isis ma simili all'Isis?
Ancora, sarei poco cauto se affermassi che la Siria avrebbe bisogno di un periodo di transizione proprio sotto la guida di Assad. E lo stesso vale se la transizione venisse guidata dalla coalizione occidentale, viste le occasioni di speculazione che avrebbe a portata di mano e alle quali difficilmente non si farebbe tentare.

In questo scenario, la posizione di Casa Pound e Forza Nuova coincide con quella di Putin: combattere l'Isis non tanto per liberare la Siria dall'Isis, ma per riconsegnarla nelle mani di Assad.
Posizione, questa, che più in generale vorrebbero applicare a tutta la regione medio-orientale: sconfiggere un oppressore semplicemente per rimettere in sella quello precedente, a loro più simpatico; combattere assolutismi e dittature per sostituirli con altri assolutismi e dittature facenti richiamo alla loro matrice politica, ovvero improntati a fascismo, nazionalismo, imperialismo e altri e vari abomini.
Lo stesso dicasi per la Palestina: anche loro sono a favore di una sua liberazione da Israele, ma nel loro caso è la conseguenza di un viscido e represso spirito di anti-semitismo, evidentemente mai sopito, anziché l'istanza di una giustizia sociale da realizzarsi anche tra i popoli e le nazioni. Vorrebbero liberare la Palestina non perché è semplicemente giusto che sia libera, ma solo con l'obiettivo di provocare un danno a Israele.

Quindi, quando l'estrema destra italiana dice che stiamo combattendo tutti contro lo stesso nemico, dice bene. Ma quando dice che stiamo combattendo tutti la stessa battaglia, mente.

Perché, anche se noi non sappiamo indicare con chiarezza quale sia la migliore strada per la Siria, come per altri e simili scenari in quella regione, a causa sia delle numerose e complicate variabili in gioco, sia per il timore di realizzare danni maggiori di quelli che (in buona fede) vorremmo risolvere, di una cosa io sono certo: bisogna perseguire la volontà e le necessità delle popolazioni locali, permettendone l'autodeterminazione. Non certamente farle passare dalle mani di un carceriere a un altro.