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La settimana

La settimana XVI

1) Abbandonati e senza soldi, in Serbia i migranti minorenni si prostituiscono per sopravvivere
http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2017/02/abbandonati-e-senza-soldi-in-serbia-i.html

Avvolti nelle coperte grigie, molti minori migranti, alcuni di 10 anni di età, si riscaldano con alcuni fuochi accesi in un grande capannone abbandonato vicino alla principale stazione ferroviaria di Belgrado, in Serbia. Affamati, indigenti e infreddoliti, ricevono spesso visite da uomini serbi che offrono soldi in cambio di prestazioni sessuali.

2) I “fascicoli di Assad” e la tortura di stato in Siria
http://www.thezeppelin.org/file-assad-gli-ordini-dei-crimini-guerra-portano-la-firma-del-presidente-siriano

Una lunga inchiesta della rivista statunitense The New Yorker svela il lavoro della Commission for International Justice and Accountability, che ha raccolto 600.000 documenti originali, trafugati dagli uffici di Damasco, tra cui per la prima volta emergono gli ordini ufficiali di torture ed esecuzioni di massa firmati dalle più alte cariche del governo siriano, compreso il Presidente al-Assad.

3) Perché i millennial si sentono così soli
http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/perche-millennial-soli

Alcuni studi evidenziano che gli appartenenti alla generazione nata tra metà anni Ottanta e fine anni Novanta avvertono la solitudine più delle generazioni precedenti

4) Siria. Parla Mazen, torturato nelle carceri di Assad: “Morii dentro quando mi fecero urinare sui cadaveri ammassati in bagno”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/03/siria-parla-mazen-torturato-nelle-carceri-di-assad-morii-dentro-quando-mi-fecero-urinare-sui-cadaveri-ammassati-in-bagno/3426978

“Mi chiese di urinare sui cadaveri ammassati nel bagno”. Mazen AlHummada, nato quarant’anni fa a Dar Al Zour, città siriana al confine con l’Iraq, ha lo sguardo fisso mentre ricorda la sua prigionia nella carcere siriana del Mezzeh, a Damasco. “Quando vidi la faccia del mio torturatore contro la mia che mi chiedeva di compiere quel gesto, provai una paura indescrivibile. Mi pietrificai. Poi, cominciò a girarmi la testa. Perché Dio mi lasciava ancora in vita: non potevo anch’io morire e venir gettato in un bagno come quei corpi?”.

5) Perché “Amore che vieni, amore che vai” di De André è da considerarsi poesia
http://libreriamo.it/libri/perche-amore-vieni-amore-vai-de-andre-considerarsi-poesia

L’amore è un sentimento controverso, sfaccettato, contraddittorio, sconvolgente e universale. Un sentimento che ha fatto parlare di sé scrittori, pittori, scultori, attori, sceneggiatori e anche grandi poeti, come Fabrizio De André. Come ha ricordato l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, la grande musica cantautoriale ha dimostrato molto spesso che il confine tra alcune canzoni e la poesia è sottilissimo, se non inesistente. Dopo “Hallelujah” di Leonard Cohen e “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, è l’ora di cercare di spiegare perché anche le canzoni di Fabrizio De André sono da considerarsi poesia. Per farlo abbiamo deciso di parlare di “Amore che vieni amore che vai”.


Per quanto possa sembrare incredibile, la parte gialla della mappa - realizzata dal sit Metrocosm - ospita esattamente la metà della popolazione mondiale.