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La settimana

La settimana XIII

1) Come cambierà il Medio Oriente con Trump alla Casa Bianca
http://www.internazionale.it/opinione/juan-cole/2016/11/15/trump-medio-oriente

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2016 non ha solo implicazioni nazionali. Il Medio Oriente è stato un punto fondamentale della strategia politica degli Stati Uniti nel periodo successivo alla guerra fredda. [...] Che impatto avranno, adesso, le politiche di Trump sulla regione?

2) Afghanistan, schiaffo dell’Aja alla guerra sporca americana
http://ilmanifesto.info/afghanistan-schiaffo-dellaja-alla-guerra-sporca-americana/

Il testo del rapporto dice che l’indagine per crimini di guerra riguarda «tortura e relativi maltrattamenti da parte delle forze militari degli Stati Uniti schierate in Afghanistan e in centri di detenzione segreti gestiti dalla Central Intelligence Agency, principalmente nel periodo 2003-2004, anche se presumibilmente sarebbero continuati, in alcuni casi, sino al 2014». [...] Il documento chiarisce che «questi presunti crimini non sono stati abusi di pochi individui isolati. Piuttosto, sembrano siano stati commessi nell’ambito di tecniche d’interrogatorio approvate, nel tentativo di estrarre informazioni dai detenuti… L’Ufficio ritiene che vi sia una base ragionevole per credere che questi presunti crimini siano stati commessi a sostegno di una politica o di politiche volte a ottenere informazioni attraverso l’uso di tecniche di interrogatorio che coinvolgono metodi crudeli volti a sostenere gli obiettivi degli Stati uniti nel conflitto in Afghanistan».

3) Non sta nascendo un nuovo Iran
http://www.iltascabile.com/societa/iran-e-nucleare/

L’accordo sul nucleare non è la soluzione per problemi strutturali come questo. Il boom demografico dovrebbe accompagnare quello economico promesso dalla fine delle sanzioni. Difficilmente potrà precederlo senza che le condizioni di vita peggiorino. Rouhani sta per terminare il suo mandato e il giudizio degli iraniani alle elezioni di maggio 2017 potrebbe essere duro, proprio perché constatano, ogni giorno, che non sta cambiando poi molto. Il governo ha abbattuto l’inflazione che ora è al 12% ma il potere d’acquisto resta uguale. Arrivano prodotti che prima circolavano solo sul mercato nero, come alcune medicine, ma sono troppo cari. La disoccupazione sale e riguarda ufficialmente 2,5 milioni di persone, ma una stima del centro ricerche del parlamento alza la cifra a un esorbitante 6,5 milioni contando anche chi è sottoccupato e chi non sta più cercando lavoro.

4) Leonard e Fabrizio, quelle linee parallele percorse dai grandi poeti a volte si incontrano
http://www.huffingtonpost.it/dori-ghezzi/leonard-e-fabrizio-quelle-linee-parallele-percorse-dai-grandi-poeti-a-volte-si-incontrano_b_12913500.html

Di Cohen Fabrizio ha inciso "Suzanne", "Giovanna d'Arco"e "Nancy", tre canzoni-capolavoro dedicate alle donne, un sentimento, e un punto di vista, che li hanno accomunati da subito. Avevano, verso le donne, lo stesso amore e lo stesso rispetto. Potremmo quasi dire una debolezza (tutt'altro che passiva) di cui nessuno dei due si sarebbe mai sognato di vergognarsi. Erano, viceversa, piuttosto inclini a teorizzarla. Solo qualche tempo dopo abbiamo saputo che Cohen quelle versioni italiane le aveva apprezzate enormemente, che se ne sentiva rappresentato in pieno, non solo per i testi, così liberi e pur così fedeli, ma anche per l'affinità emotiva di quelle loro due voci avvolgenti.

5) Economia decente
http://www.ilpost.it/francescomaggio/2016/10/28/economia-decente/

È sempre la solita solfa. Purtroppo. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri e chi sta in mezzo di solito va presto a fare compagnia ai secondi.
Anche stavolta non c’è stato scampo. Anche l’ultima infinita crisi economica scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti e poi propagatasi nel mondo intero non ha fatto altro che confermare la vecchia, spietata regola secondo la quale quando le cose vanno male quelli che già arrancano cascano in peggio, chi sta in bilico spesso li segue mentre chi se la passa bene finisce poi per stare ancora meglio.

Quanto al nostro Paese è sufficiente sottolineare che il patrimonio delle 10 famiglie più ricche è uguale al patrimonio dei 20 milioni di italiani più poveri, che nelle disponibilità del 10% degli italiani si concentra quasi il 50% della ricchezza nazionale, in quelle dell’1% il 23,4% e che l’evasione fiscale è così diffusa che meno del 2% degli italiani dichiara più di 100mila euro all’anno e solo lo 0,1% più di 300mila euro.

Medio-Oriente

Islam tra burqa e hijab

Il ‎burqa è stato imposto dal regime talebano in Afghanistan. I talebani sono dei sunniti fondamentalisti e non sono assolutamente rappresentativi di tutto l'Islam, così come la realtà afgana non è rappresentativa di tutta la regione medio-orientale. 

Nella cultura islamica è invece diffuso l'utilizzo dello hijab. Lo hijab non ha nulla a che vedere con il burqa: è un copricapo e lascia completamente scoperto il viso. Quando si parla di "velo islamico" ci si riferisce a questa tipologia o ad assimilabili (ad esempio, l'al-Amira, che non compare nella figura sopra, ma pressoché simile).
Bisognerà precisare che, al di là delle opinioni, oggettivamente il velo islamico non pone problemi relativi all'identificazione legale della persona e chi continua ad affermare il contrario è in malafede. Invece, a proposito del burqa è certamente così.

La questione relativa all'obbligatorietà del velo è molto controversa e complessa e pertanto non la andrò a toccare qui.
Io semplicemente mi limito ad augurarmi che ognuno sia libero di vestirsi come meglio crede, includendo la possibilità di aderire a culture o movimenti religiosi che poi impongono un determinato vestiario, purché anche questa adesione sia libera.
I fondamentalismi che ne impongono l'utilizzo indiscriminatamente a tutta la popolazione, contro ogni volontà individuale, peggio ricorrendo a violente punizioni per i disobbedienti, dovrebbero essere estirpati già a prescindere da questa questione.

Certamente il velo islamico è stato assunto come uno strumento e un simbolo di anti-occidentalizzazione. Quasi sicuramente (è solo un'opinione, che tuttavia io condivido) può anche essere assunto come uno strumento e un simbolo di sottomissione del genere femminile al genere maschile.

Ma si badi sempre al proprio pulpito, prima di impartire lezioni. E non si dia per scontato il fatto che tutti siano desiderosi e smaniosi di vedersi imposte democrazia, civiltà e libertà da altri, specie se queste sono in una visione prettamente occidentale.
Negli anni '50, in Algeria i francesi imposero l'abbandono del velo islamico a simboleggiare una loro vittoria contro quella cultura.
Certe dinamiche, invece, dovrebbero maturare spontaneamente in seno a quelle stesse società. Noi, che siamo loro esterne, dovremmo e possiamo limitarci semmai ad alimentare il dibattito e ad offrire loro alcuni spunti di riflessione.

E poi, non si dimentichi che fino a qualche decennio fa l'Italia e buona parte del mondo occidentale avevano una cultura prevalentemente patriarcale. Io sostengo lo sia ancora oggi, seppure in una forma diversa, subdola e difficilmente percettibile, ma sul passato recente ci sono pochi dubbi.

Infine, prima di dirsi scandalizzati dal fatto che un'altra società obblighi i suoi cittadini a determinate norme in termini di abbigliamento e di estetica, si ricordi che se siete donne non potete andare al mare con i peli sotto le ascelle, non potete tenere le gambe scoperte se non sono depilate o al limite siete tenute a coprirle con delle calze; se siete degli uomini, che non potete andare a una cerimonia (che sia un matrimonio o una laurea) in tuta e che se indossate una giacca senza cravatta dimostrerete inequivocabilmente di voler rimanere ancora dei ragazzini.
Più in generale, si ricordi che da questa parte del mondo le possibilità di accettazione sociale sono direttamente proporzionate alla capacità dell'individuo di aderire ai modelli dettati dalla moda e veicolati - insistentemente e quasi fino all'imposizione - da ogni forma di mass media.