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La settimana

La settimana XIV

1) In Iran tornerà in edicola la prima rivista femminista
http://www.tpi.it/mondo/iran/rivista-femminista-zanan-torna-edicola-gennaio-iran

Nel novembre scorso è stata diffusa via Telegram - il canale d'informazione più usato in Iran - la notizia della riapertura della rivista Zanan, che tornerà nelle edicole iraniane a gennaio. 
Zanan (donna, in persiano) è l'unica rivista femminista pubblicata in Iran che si è sempre occupata di inchieste e tematiche come la prostituzione, il divorzio, i sempre più diffusi casi di Aids, di abusi domestici e la tutela di minori.
[...] La sua attività editoriale è cessata in base all'accusa di aver diffuso “una versione pessimistica della situazione delle donne in Iran.

2) Schiavitù, ieri e oggi. Una parola antica, un’omertà moderna
http://www.lifegate.it/persone/news/schiavitu-moderna

Al mondo, su mille persone, tre sono schiave. Dai 20 ai 45 milioni di persone a seconda delle (tristi) stime. I tre quinti di sesso femminile, i due quinti maschi. Oltre un quarto sono minori: in tutto il mondo da 6 a 10 milioni di bambine e bambini sono costretti ai lavori forzati, vittime dei traffici sessuali o segregati come sguatteri.

L’International Labour Organization stima che i lavori forzati generino proventi illeciti per 150 miliardi di dollari l’anno: è la seconda fonte di profitto della criminalità organizzata, dopo le droghe.

3) Ad Aleppo tutti aspettano solo il proprio turno di morire
http://www.tpi.it/mondo/siria/aleppo-est-testimonianza-mannocchi

“Centinaia di uomini tra i trenta e i cinquant’anni sono scomparsi”, dice Monther. “Io ho perso quattro dei miei amici negli ultimi due giorni, che avevano deciso di scappare e di cui si sono perse le tracce. Il regime sa chi siamo e farà di noi quello che faceva prima della rivoluzione, quello che ha continuato a fare durante la guerra. Portarci in carcere. Torturarci. Ucciderci”.

4) Sogno un’Europa che faccia qualcosa per Aleppo
http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2016/12/07/siria-aleppo-merkel-hollande

Come la politica, anche la diplomazia ci impone di vedere al di là del presente, di pensare a lungo termine. Bashar al Assad e i suoi alleati conquisteranno Aleppo, ma cosa se ne faranno di questa vittoria? Come intendono ricostruire la Siria? Come faranno a stabilizzare un paese in cui il 60 per cento della popolazione è sunnita mentre il regime proviene da un ramo dello sciismo, in un momento in cui le due correnti dell’islam sono impegnate in una guerra di influenza regionale che potrebbe presto trasformarsi in una guerra dei cent’anni?

5) Giovani vite spezzate dal regime dei confini
http://www.meltingpot.org/Giovani-vite-spezzate-dal-regime-dei-confini.html#.WFJJa_HhCis

Queste morti erano ampiamente annunciate e non vanno considerate come degli incidenti o delle tragiche fatalità. Il regime del confine produce tra i suoi effetti proprio questi eventi drammatici. 
La disumanizzazione della vita è oggi racchiusa tra muri di confini porosi, militarizzazione delle stazioni ferroviarie, pattugliamenti serrati nei treni a caccia del profugo, attentati ai luoghi dell’accoglienza, pervicace controllo burocratico di tutti coloro che non possono risiedere in una delle più ricche province d’Europa.
Tutto questo condito da una società che si è drammaticamente abituata alla morte "dell’altro", a considerare questi eventi come ineluttabili, ma che, allo stesso tempo, nega lo spostamento di esseri umani, baluardo, in altri periodi storici, di assimilazione e costruzione del diverso.

6) 26 Before-and-After Pics Reveal What War Has Done to Syria
http://petapixel.com/2016/08/02/26-photos-show-war-changed-syria/

26 foto di Aleppo prima della guerra e di Aleppo oggi, scattate dal ristorante Olympia.

C'è un album su Facebook che riporta questi e altri scatti, per un totale di 133 foto.

La settimana

La settimana XIII

1) Come cambierà il Medio Oriente con Trump alla Casa Bianca
http://www.internazionale.it/opinione/juan-cole/2016/11/15/trump-medio-oriente

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2016 non ha solo implicazioni nazionali. Il Medio Oriente è stato un punto fondamentale della strategia politica degli Stati Uniti nel periodo successivo alla guerra fredda. [...] Che impatto avranno, adesso, le politiche di Trump sulla regione?

2) Afghanistan, schiaffo dell’Aja alla guerra sporca americana
http://ilmanifesto.info/afghanistan-schiaffo-dellaja-alla-guerra-sporca-americana/

Il testo del rapporto dice che l’indagine per crimini di guerra riguarda «tortura e relativi maltrattamenti da parte delle forze militari degli Stati Uniti schierate in Afghanistan e in centri di detenzione segreti gestiti dalla Central Intelligence Agency, principalmente nel periodo 2003-2004, anche se presumibilmente sarebbero continuati, in alcuni casi, sino al 2014». [...] Il documento chiarisce che «questi presunti crimini non sono stati abusi di pochi individui isolati. Piuttosto, sembrano siano stati commessi nell’ambito di tecniche d’interrogatorio approvate, nel tentativo di estrarre informazioni dai detenuti… L’Ufficio ritiene che vi sia una base ragionevole per credere che questi presunti crimini siano stati commessi a sostegno di una politica o di politiche volte a ottenere informazioni attraverso l’uso di tecniche di interrogatorio che coinvolgono metodi crudeli volti a sostenere gli obiettivi degli Stati uniti nel conflitto in Afghanistan».

3) Non sta nascendo un nuovo Iran
http://www.iltascabile.com/societa/iran-e-nucleare/

L’accordo sul nucleare non è la soluzione per problemi strutturali come questo. Il boom demografico dovrebbe accompagnare quello economico promesso dalla fine delle sanzioni. Difficilmente potrà precederlo senza che le condizioni di vita peggiorino. Rouhani sta per terminare il suo mandato e il giudizio degli iraniani alle elezioni di maggio 2017 potrebbe essere duro, proprio perché constatano, ogni giorno, che non sta cambiando poi molto. Il governo ha abbattuto l’inflazione che ora è al 12% ma il potere d’acquisto resta uguale. Arrivano prodotti che prima circolavano solo sul mercato nero, come alcune medicine, ma sono troppo cari. La disoccupazione sale e riguarda ufficialmente 2,5 milioni di persone, ma una stima del centro ricerche del parlamento alza la cifra a un esorbitante 6,5 milioni contando anche chi è sottoccupato e chi non sta più cercando lavoro.

4) Leonard e Fabrizio, quelle linee parallele percorse dai grandi poeti a volte si incontrano
http://www.huffingtonpost.it/dori-ghezzi/leonard-e-fabrizio-quelle-linee-parallele-percorse-dai-grandi-poeti-a-volte-si-incontrano_b_12913500.html

Di Cohen Fabrizio ha inciso "Suzanne", "Giovanna d'Arco"e "Nancy", tre canzoni-capolavoro dedicate alle donne, un sentimento, e un punto di vista, che li hanno accomunati da subito. Avevano, verso le donne, lo stesso amore e lo stesso rispetto. Potremmo quasi dire una debolezza (tutt'altro che passiva) di cui nessuno dei due si sarebbe mai sognato di vergognarsi. Erano, viceversa, piuttosto inclini a teorizzarla. Solo qualche tempo dopo abbiamo saputo che Cohen quelle versioni italiane le aveva apprezzate enormemente, che se ne sentiva rappresentato in pieno, non solo per i testi, così liberi e pur così fedeli, ma anche per l'affinità emotiva di quelle loro due voci avvolgenti.

5) Economia decente
http://www.ilpost.it/francescomaggio/2016/10/28/economia-decente/

È sempre la solita solfa. Purtroppo. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri e chi sta in mezzo di solito va presto a fare compagnia ai secondi.
Anche stavolta non c’è stato scampo. Anche l’ultima infinita crisi economica scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti e poi propagatasi nel mondo intero non ha fatto altro che confermare la vecchia, spietata regola secondo la quale quando le cose vanno male quelli che già arrancano cascano in peggio, chi sta in bilico spesso li segue mentre chi se la passa bene finisce poi per stare ancora meglio.

Quanto al nostro Paese è sufficiente sottolineare che il patrimonio delle 10 famiglie più ricche è uguale al patrimonio dei 20 milioni di italiani più poveri, che nelle disponibilità del 10% degli italiani si concentra quasi il 50% della ricchezza nazionale, in quelle dell’1% il 23,4% e che l’evasione fiscale è così diffusa che meno del 2% degli italiani dichiara più di 100mila euro all’anno e solo lo 0,1% più di 300mila euro.

La settimana

La settimana III

1) Lettera ai romani da L'Aquila: Bertolaso, non ti vergogni neanche un po'?
http://www.3e32.org/?p=8834
Guido Bertolaso potrebbe essere e quasi sicuramente sarà uno dei candidati sindaco di Roma. Questo articolo ricostruisce, sinteticamente ma esaustivamente, il suo operato relativamente al terremoto de L'Aquila.

2) C'era una volta Teheran
http://www.tpi.it/mondo/iran/cera-una-volta-teheran-iran

L'Iran prima della Rivoluzione islamica del 1979 era un paese diverso da oggi. Era laico, filo-occidentale e permise per lungo tempo una certa libertà culturale. Negli anni Sessanta e Settanta, in fatto di abbigliamento le donne mostravano un approccio moderno e si vestivano come le loro coetanee occidentali

3) L'app che consente agli iraniani di identificare i posti di blocco della polizia religiosa
http://www.tpi.it/mondo/iran/app-iran-contro-polizia-morale

Si chiama Gershad la nuova applicazione per smartphone messa a punto da un gruppo di sviluppatori iraniani con lo scopo di aiutare gli utenti a identificare e quindi evitare i posti di blocco della polizia religiosa in Iran.

4) FBI-Apple: la battaglia sulla crittografia. E perché Apple ha ragione
http://www.valigiablu.it/fbi-apple-iphone-terrorismo
Spiegazione breve: l'FBI pretende che la Apple le garantisca l'accesso completo all'iPhone di un attentatore, inclusi i file cifrati, e che quindi sviluppi appositamente un software utile a questo compito.
Questa richiesta ha ovviamente dato origine a un complesso dibattito pubblico, che verte essenzialmente intorno a due domande: chi o cosa ci garantisce che i nostri dati privati possano realmente restare come tali? E soprattutto, se mai dovesse essere sviluppato un software di questo tipo, chi ne garantisce il corretto uso da parte di governi e forze di sicurezza?

Una vignetta trovata sul web:

Attualità

Sono pur sempre nostri amici

L'atteggiamento dell'Egitto a fronte della drammatica morte di Giulio Regeni ci permette di avanzare alcune considerazioni essenziali. Dove quella loro essenzialità è dovuta da una parte dalla rilevanza assoluta del tema, dall'altra dalla tardività con la quale l'opinione pubblica sta cominciando (parzialmente) ad interessarsene.

Meglio tardi che mai, si direbbe. Ma sta venendo a galla una realtà che purtroppo non solo è già realizzata, ma peggio è ormai radicalizzata e si configura semmai come ordinarietà delle cose. Oggi viene a galla semplicemente perché ormai la sua evidenza è tale da aver posto rimedio anche alla miopia politica comunemente diffusa nel nostro paese.

L'Italia è un paese abituato a una totale sottomissione nei confronti di qualsiasi potente. E - si badi bene - non solo con quanti sono effettivamente più potenti di essa (come Usa o Germania), ma peggio e praticamente verso chiunque sia capace di mostrare detenere un qualsiasi potere o autorità, a prescindere da quale sia e da quale peso abbia.

Negli ultimi tempi, questo atteggiamento si è consolidato nei confronti di paesi come Israele o Turchia.
Due casi più recenti noti anche a chi si informa saltuariamente e solo tramite i mass media: l'accoglienza riservata ad Hassan Rohani, presidente dell'Iran, paese notoriamente conosciuto per l'assenza di ogni forma di giustizia, nonché per il triste record di esecuzioni capitali. Proprio il governo guidato da Rohani ha portato a termine 1084 esecuzioni solo nel 2015 e un totale di 2277 da quando è in carica. Come già saprete, in segno di suo rispetto si è arrivati persino all'umiliante gesto di dover coprire alcune opere d'arte, facendo sì che fosse l'ospitante ad adattarsi agli usi e ai costumi dell'ospite, e non viceversa come ci si aspetterebbe.
Oppure il caso dell'Arabia Saudita, anch'essa tristemente nota perché disconosce numerosi e fondamentali diritti civili, perché sta portando avanti una guerra violenta e illegale contro la popolazione (civile!) yemenita e infine perché è uno dei principali fornitori d'armi dell'ISIS. In visita nel loro paese, i rappresentanti del nostro governo hanno sgomitato l'uno contro l'altro per ricevere in regalo dei rolex d'oro dai principi sauditi, ricordando l'immagine delle galline che strepitano e si beccano quando il contadino getta a terra i chicchi di granturco.

Quando per forza di cose l'Italia entra a contatto anche con le vittime di questi (è inevitabile che accada), la questione assume dei caratteri ancora più grotteschi e paradossali: si finisce ovviamente con il colpevolizzare le vittime, spesso volgendo loro l'accusa implicita di opporre resistenza ai propri aguzzini. Può essere il caso dei palestinesi o dei curdi, ma è in realtà una condizione molto più diffusa e che spesso scade persino nel disinteresse più totale: a proposito dei recenti casi appena citati, può essere il caso della popolazione civile degli yemeniti oppure di tutte le minoranze (sessuali e non) presenti in Iran.
Per estremizzare, personalmente sto aspettando il giorno in cui, per difendere l'operato del governo iraniano che ha una particolare antipatia proprio nei confronti degli omosessuali, primo oggetto delle sue persecuzioni, qualcuno dei nostri affermerà qualcosa come: evidentemente in Iran gli omosessuali sono esageratamente omosessuali, ben oltre il limite della tollerabilità.

Veniamo all'Egitto. Secondo fonti riportate dall'Huffington Post, Giulio Regeni è stato arrestato e torturato dalla polizia turca insieme ad altre quaranta persone, precisamente dissidenti politici. Non è stato quindi un caso isolato. Piuttosto, questa situazione era già ampiamente diffusa. In questo interessantissimo articolo si spiega che:

Già lo scorso anno Human Rights Watch aveva parlato di migliaia di arresti e, in almeno 90 casi, di persone scomparse nel nulla, di veri e propri desapaceridos. Alcuni sono stati poi ritrovati in carceri già famose durante il vecchio regime per essere ingranaggi di una macchina del terrore, ma il fenomeno non sembra scomparire.

La stragrande maggioranza degli italiani conosce l'Egitto per Sharm el-Sheikh, le piramidi e i faraoni, il Nilo. Fine. Ma la verità è che quanto è accaduto a Regeni non è né una novità, né un'eccezionalità. Semmai, tutto al contrario: l'Egitto è l'ennesimo paese in cui è sufficiente scrivere un articolo che critica il governo per trovarsi, la mattina seguente, in fondo a una fossa.

Come dicevo, l'Italia è un alleato di tutti questi e ne è completamente e ormai inevitabilmente sottomessa. Di più: l'Italia soffre l'ansia di essere sempre in prima fila, quando si tratta di farsi amici assassini e oppressori di ogni sorta e ogni risma. Non a caso Matteo Renzi è stato il primo leader occidentale a recarsi in Egitto dopo l'elezione di Abdel Fattah Al-Sisi, autore del nuove regime e responsabile (politicamente e moralmente) dell'assassinio di Giulio Regeni, per congratularsi con lui.

C'è anche dell'assurdo: come accade sempre dalle nostre parti, se fortunatamente Regeni non fosse morto, avremmo continuato a disinteressarci di quanto accade in Egitto, nonostante sarebbero comunque accadute le stesse cose.

Il motivo di tutto questo è abbastanza semplice e rasenta l'ovvietà: in tema di rapporti internazionali, si ragiona in base a convenienza ed efficacia e non invece in termini di moralità e giustizia sociale.
Ritornando ai famosi casi già citati: grazie alla visita di Rohani, Italia e Iran hanno stipulato contratti per un totale di 17 miliardi di dollari (di 15 miliardi di euro); oppure, l'Arabia Saudita è un ottimo acquirente di armamenti italiani, gli stessi che poi passa sotto banco all'ISIS, gli stessi contro i quali poi dovremmo andare a combattere (che buffo il caso, eh?).

All'infuori di discorsi utopici riguardo un mondo migliore e governato dalla pace, il problema è che - anche in termini strettamente materialistici - questo atteggiamento è improduttivo e nocivo. L'Italia, rispetto a tutti gli altri suo omologhi, esagera: il Presidente dell'Iran è accolto ovunque, ma nessuno rinuncerebbe mai alla propria cultura per lui; tutti vengono ospitati dai principi sauditi, ma altri normalmente rifiuterebbero regali di dubbio gusto, che anzi quasi ricordano la puzza di concussione.
Infine: tutti si accordano e stringono amicizie con dittatori, genocidi e terroristi di ogni sorta, ma solo quando i vantaggi opportunistici superano di gran lunga qualsiasi scrupolo morale. L'Italia no, l'Italia lo fa indiscriminatamente, in una foga isterica secondo la quale sarebbe bene farsi tutti amici.

Questo, tuttavia, sul lungo termine crea l'immagine di un paese con scarsissima autorevolezza, capace di un asservimento totale e continuo, sempre pronto alla genuflessione come metodo di approccio esterno e dalle ginocchia ormai consumate.

Succede, alla fine, che il governo egiziano ci venga a raccontare prima che Regeni è stato vittima di un incidente stradale, poi della criminalità comune. Succede che l'ambasciatore italiano al Il Cairo, Maurizio Massari, affermi che:

La collaborazione dell'Egitto non è da dare per scontata

Come se fosse normale e quasi accettabile che un cittadino italiano, in veste di civile, venga rapito, torturato e infine assassinato da un governo straniero senza che questo sia nemmeno tenuto a fornire alcuna giustificazione.