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Medio-Oriente

Il mondo brucia

Il mondo brucia.

Barack Obama si era proposto per due volte come pacificatore dei principali conflitti internazionali; per due volte è stato eletto anche per la fiducia in questo obiettivo e ha poi incassato un premio Nobel per la pace. Eppure l'intervento americano non si è mai rivelato risolutivo, al contrario in alcuni casi ha esasperato e precipitato talune situazioni.

In tutto il Medio Oriente è guerra! Palestina, Siria, Iraq, muoiono in centinaia di migliaia. Ma non si fronteggiano eserciti sui campi di battaglia, né sono i soldati a cadere sotto il fuoco delle armi nemiche. No! Miliziani fanno strage di civili, spesso cogliendoli nel sonno, bombardando case e campi profughi, radendo al suolo scuole e ospedali, massacrando prioritariamente bambini, donne e anziani, poiché intervenendo contro i deboli e gli indifesi il contatore degli obiettivi abbattuti accresce velocemente.
Sono mossi dai loro deliranti fondamentalismi, come nel caso dell'Isis, oppure strumentalizzano la vita umana per giustificare e rafforzare le loro posizioni di potere, come nel caso delle brigate Qassam di Hamas e del governo israeliano.

I governi occidentali sono ormai appiattiti al modus operandi americano: si interviene non dove è necessario intervenire, ma dove può esserci un ritorno diretto (quasi sempre economico) in caso di intervento. Se da una parte si afferma giustamente come non sia possibile restare a guardare gli orrori che attraversano l'Iraq, dall'altra a sentire certi leader occidentali (come il nostro Renzi) si direbbe che in Palestina non sia avvenuta alcuna tragedia umanitaria e che vi regni la quiete.
Peggio, quando si decide interviene, anche giustamente (Iraq), non si interviene direttamente, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni - d'altronde, non è questo che dovrebbe fare un Paese maturo?
No, si interviene armando un esercito piuttosto che disarmandone un altro e ponendo quindi le condizioni affinché in futuro possano maturare nuovi mostri oltre quelli già creati sino ad oggi. Dunque l'Italia fornirà armi e munizioni alle milizie curde per risolvere la situazione in Iraq.
Così accade che i terroristi vengono indicati giustamente come nemici (Isis), ma i terroristi che comprano le nostre armi e siedono al banchetto dell'Occidente vengono riconosciuti stranamente come amici (Israele).

Il resto del mondo, intanto, rimane a guardare. Spesso, se può, volge altrove lo sguardo. Il consumismo, il materialismo e il qualunquismo con cui siamo stati ben ammaestrati, lasciandoci trattare come fossimo scimmiette da circo, hanno portato l'umanità a sprofondare se stessa in un individualismo totalizzante, dove l'unico interesse è a riguardo della propria carriera, della propria stabilità economica, non da ultimo del proprio divertimento. La crisi economica ha esacerbato questo processo, in una sintesi perfetta che potrebbe essere "ho già i miei problemi".
Nulla può ormai destare il nostro interesse: se non esistono più rivendicazioni e interessi collettivi, se non ci sentiamo più parte della stessa umanità, anche le dimensioni di certe tragedie sfumano del loro significato (che siano diecimila o un milione di morti, riusciamo a coglierne esattamente la misura? La nostra mente può percepirla correttamente?), perché ormai il nostro orizzonte più lontano arriva sino alle natiche del nostro culo.

Probabilmente questo biennio verrà ricordato sui libri di storia come un'incredibile ascesa della violenza dell'uomo sull'uomo, come non si vedeva almeno dai tempi delle crociate. E non tanto per la quantità dei civili uccisi, anche quella rilevante, ma per l'entità della sua efferatezza e per le futili motivazioni che l'hanno mossa. 
Noi, invece, dovremmo ricordarcene per il disinteresse dell'uomo sull'uomo che abbiamo saputo dimostrare.

[originariamente pubblicato il 21/08/2014]

Medio-Oriente

Guerre made in Italy

Questa è un'arma (precisamente il proiettile di un mortaio) utilizzata nel conflitto siriano e in dotazione all'ISIS.

Alcuni appunti:

  1. l'Italia è l'ottavo produttore di armi al mondo;
  2. l'Italia è il primo paese europeo per vendita di armi in Siria;
  3. negli ultimi anni l'Italia ha aumentato le vendite verso Africa (+36%) e Medio-Oriente (+23%);
  4. il miglior acquirente dell'Italia è ‎Israele.

Approfondimenti:

  1. La mappa delle armi che l'Italia vende all'estero, Wired;

  2. Armi italiane, crescono le esportazioni verso Medio Oriente e l'Africa. Turchia e Libano tra i primi acquirenti, Huffington Post;

  3. Libia, l’Italia fa affari su export armi. Ma il Parlamento non ne parla da 8 anni, Il fatto quotidiano;

  4. Italia tra i primi paesi al mondo a controllare l'export di armi, Vita;

  5. Export di armi italiane: un affare da un miliardo di euro, Adista.


In rete si trovano anche articoli che vorrebbero smentire la tesi secondo cui l'ISIS avrebbe in dotazioni anche armi italiane, come questo (Giornalettismo). La contro-tesi si basa su uno studio condotto dalla ong CAR. Questo studio, che viene anticipato essere "lacunoso"  dagli stessi autori, offre due informazioni rilevanti:

  1. in questi conflitti, le fazioni spesso si scambiano armi tra di loro, perché vengono rubate, perché vengono abbandonate per facilitare le ritirate, perché vengono conquistate in battaglia e così via. È dunque difficile stabilire chi stia usando cosa e chi ne fosse il proprietario originario;
  2. nella zona di Kobane, oggetto di scontro tra guerriglieri curdi e miliziani ISIS, non sono state rinvenute armi italiane. Lo studio è stato condotto soltanto a Kobane.

Queste stesse informazioni dimostrano come sia debole la contro-tesi: Kobane è stata solo una delle tante zone di conflitto che ha visto la presenza dell'ISIS. Queste zone sono molto diverse tra loro (varie regioni di Siria e Iraq), spesso non direttamente collegate (non sono ovviamente gli stessi miliziani, con lo stesso armamentario, a spostarsi da una zona all'altra, da un conflitto all'altro), a volte del tutto scollegate (Libia). Se a questo aggiungiamo che le fazioni impiegano prevalentemente armi acquisite sul posto (punto 1, come spiegato anche dallo studio), risulta ancora più evidente che un'indagine condotta soltanto in una città dove è stata registrata la presenza dell'ISIS è poco significativa.

Invece è noto che l'Italia vende armi all'Arabia Saudita (leggi qui e qui), la notizia è pubblica. L'Arabia Saudita impiega queste armi sia la popolazione dello Yemen, sia vendendole all'ISIS (leggi qui, qui e qui), come fa anche il Qatar.

Medio-Oriente

L'ISIS verso il declino

La mappa interattiva che trovate qui è stata elaborata da Foreign Policy. Pur se molto semplicisticamente, vi mostra sulla carta come nel 2015 l'ISIS sia in forte perdita e si stia avviato verso il proprio declino.
[nota bene: non è detto che l'ISIS non possa invertire questa tendenza, anzi. Ma questo è lo stato attuale delle cose]

Purtroppo l'Occidente:
1) ha deciso di intervenire solo nella fase terminale del conflitto, quando l'ISIS è già stato fortemente ridimensionato dall'intervento delle popolazioni locali. 
Vorrebbe far credere come il suo intervento sia ormai improcrastinabile, quando invece per anni ha ignorato ogni richiesta di aiuto, proprio da parte di quelle popolazioni.
L'obiettivo è quello di strappare la vittoria a queste ultime, l'aver fatto combattere a loro la vera guerra salvo alla fine intestarsi la probabile vittoria (e se le cose fossero andate al contrario?). Arrivare all'ultimo momento, mettere la firma finale e far proprio il tavolo dei vincitori, quello che si spartirà il bottino di guerra;
2) fa credere alla propria popolazione l'esatto contrario, ovvero che l'ISIS sia in forte ascesa e sia nel suo momento di massima pericolosità, proprio per giustificare quanto al punto precedente (per giustificare la sua guerra). Questo avviene grazie a fatti come l'attentato di Parigi e giocando sulla scarsa informazione, sull'emotività e sul sensazionalismo della gente.

Le città che vedete in marrone/rosso granata sono quelle che l'ISIS già aveva prima del 2015 e che ha mantenuto durante il 2015, quindi le città per la quali non si è registrato alcun cambiamento.
In ciclamino, le città conquistate dall'ISIS durante il 2015. Si registra soltanto Palmira, nel centro della Siria.
In azzurro le città perse dall'ISIS durante il 2015. Si registrano in particolare le città nella ‎Siria del nord, riconquistate dai guerriglieri curdi, e diverse città nel centro e nel nord dell'‎Iraq, riconquistate dagli iracheni.
[nota: ovviamente la cartina riporta solo le città principali tra Siria e Iraq, ma è che bene tenere conto come sia desertica e non abitata buona parte di queste regioni]

The map below shows where the Islamic State stands at year’s end. In Syria, the militant group managed to seize Palmyra in May but elsewhere has been forced to give up a sizable stretch of land along the Turkish border in the face of a concerted push by Kurdish fighters backed up by U.S.-led air power. And in Iraq, Baghdad’s slow-moving army has managed to score three significant victories, dislodging the Islamic State from Tikrit in March and Baiji in October, and this week wresting control of the pivotal western city of Ramadi back from the militants