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La settimana

La settimana XXI

1) Oltre otto ragazzi su dieci accettano un tirocinio gratis, pur di cominciare a lavorare
http://www.repubblica.it/economia/miojob/lavoro/2017/06/13/news/quasi_nove_ragazzi_su_dieci_accettano_un_tirocinio_gratis_pur_di_cominciare_a_lavorare-167974256/

Ma i nuovi laureati dimostrano anche di avere - purtroppo, aggiungiamo - acquisito la mentalità per la quale pur di iniziare a lavorare, si può rinunciare a uno stipendio. La ricerca di Accenture definisce questo aspetto "flessibilità", ma nei fatti lo declina come la dichiarazione dell'83% dei ragazzi che "considera di accettare tirocinio non retribuito dopo la laurea in caso non sia disponibile un lavoro a pagamento". A questi si aggiunge un 82% del campione che "è disposto a trasferirsi per un'offerta di lavoro".

2) Il ristorante a Tokyo dove ordini una cosa e te ne arriva un’altra
http://www.tpi.it/gallery/ristorante-demenza-tokyo/

Un ristorante a Tokyo, in Giappone, ha deciso di assumere camerieri affetti da demenza per far acquisire loro la consapevolezza che è possibile avere un posto nella società senza rimanere emarginati dalla società. Si chiama The Restaurant of Order Mistakes e la sua peculiare offerta sta proprio nel fatto che se ordini una cosa, è molto probabile che te ne arrivi un’altra.

3) Cos’è lo ius soli, spiegato semplice
http://www.ilpost.it/2017/06/16/ius-soli-italia/

Da ieri in Italia si è tornati a discutere della legge sulla cittadinanza, approvata dalla Camera alla fine del 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato (dove la maggioranza ha numeri molto più risicati). La legge espande i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli.

4) L’Oregon è il primo stato Usa a riconoscere il terzo genere sui documenti d’identità
http://www.tpi.it/lgbtq/oregon-stato-usa-riconosce-terzo-genere-documenti-identita/

L’Oregon è il primo stato federato degli Stati Uniti a consentire l’opzione del terzo genere sulle patenti e le carte d’identità. Si tratta di una vittoria importante nell’ambito dei diritti civili per le persone che non si identificano né uomini né donne.

La nuova regola consentirà alle persone di usare l’opzione “X” anziché il tradizionale “M” per i maschi o “F” per le femmine, una mossa che secondo gli attivisti potrebbe portare a ulteriori riforme nel paese, per espandere il riconoscimento giuridico delle persone non conformi al genere.

5) Ma il Qatar, lo finanzia davvero il terrorismo?
http://www.ilpost.it/2017/06/15/qatar-finanzia-terrorismo/

L’Arabia Saudita e i suoi alleati hanno accusato il governo del Qatar di appoggiare le due organizzazioni terroristiche più potenti al mondo e tra loro nemiche: al Qaida e lo Stato Islamico. È così?

6) Chi subisce violenza morale, muore lentamente senza saperlo
http://www.meltingpot.org/Chi-subisce-violenza-morale-muore-lentamente-senza-saperlo.html

Quella che vogliamo raccontare è la storia di un ragazzo di ventotto anni che voleva lottare per la difesa dei diritti umani. La storia di un combattente che non si è mai arreso, neanche pochi giorni prima della sua morte. È la vicenda di un giovane camerunense, pieno di sogni e di speranze infranti, da cui tanti avrebbero da imparare.

Medio-Oriente

From Saudi Arabia with love

Ciò che sorprende è il perverso rapporto d'amore che lega Occidente e Arabia Saudita.
Sì, gli accordi con la Turchia sono più proficui, ma in tal caso trattasi del risultato di ricatti e di predominanza geo-politica sulla regione. Non quindi di una questione di volontà, non quindi per una scelta autonoma.

L'amore verso l'Arabia Saudita, pur se perverso, è invece spontaneo e genuino, non conosce cioè condizioni. Sorprende perché i sauditi professano il wahhabismo, ovvero la forma più ortodossa e estremista dell'Islam, l'unica oggi ad applicare letteralmente il Corano. A una comparazione con metodo scientifico, la loro dottrina è più fondamentalista e violenta di quella adottata dall'ISIS.

Non a caso i sauditi appoggiano, supportano e finanziano lo stato islamico, intervengono militarmente nella regione, creano in laboratorio guerre civili da diffondere nei paesi confinanti, nello Yemen dichiarano guerra ai ribelli sciiti ma hanno bombardato e sterminato decine di migliaia di civili e tra i civili soprattutto di bambini.

Sorprende dunque, perché l'Occidente stigmatizza, demonizza, denuncia e combatte (o quasi) una forma di fondamentalismo - e giustamente.
Ma nel mentre ne spalleggia una concettualmente peggiore. Paradosso, chiedendo alla seconda il supporto per combattere la prima. Paradosso nel paradosso, nonostante la seconda sia padre morale da una parte e artefice materiale della prima dall'altra.

In questo complesso e caotico scacchiere politico, dove dietro al movimento di ogni pedone si nascondono (più o meno bene) gli interessi economici di sempre, il popoletto si schiera compatto là dove i media puntano il dito. Quindi contro un nemico (l'ISIS) che è sì giustamente un nemico. Ma solo in virtù della sconvenienza del caso. Altri nemici, uguali se non addirittura peggiori, restano intoccati e spesso vengono persino arruolati tra le proprie fila.

Medio-Oriente

Il mondo brucia

Il mondo brucia.

Barack Obama si era proposto per due volte come pacificatore dei principali conflitti internazionali; per due volte è stato eletto anche per la fiducia in questo obiettivo e ha poi incassato un premio Nobel per la pace. Eppure l'intervento americano non si è mai rivelato risolutivo, al contrario in alcuni casi ha esasperato e precipitato talune situazioni.

In tutto il Medio Oriente è guerra! Palestina, Siria, Iraq, muoiono in centinaia di migliaia. Ma non si fronteggiano eserciti sui campi di battaglia, né sono i soldati a cadere sotto il fuoco delle armi nemiche. No! Miliziani fanno strage di civili, spesso cogliendoli nel sonno, bombardando case e campi profughi, radendo al suolo scuole e ospedali, massacrando prioritariamente bambini, donne e anziani, poiché intervenendo contro i deboli e gli indifesi il contatore degli obiettivi abbattuti accresce velocemente.
Sono mossi dai loro deliranti fondamentalismi, come nel caso dell'Isis, oppure strumentalizzano la vita umana per giustificare e rafforzare le loro posizioni di potere, come nel caso delle brigate Qassam di Hamas e del governo israeliano.

I governi occidentali sono ormai appiattiti al modus operandi americano: si interviene non dove è necessario intervenire, ma dove può esserci un ritorno diretto (quasi sempre economico) in caso di intervento. Se da una parte si afferma giustamente come non sia possibile restare a guardare gli orrori che attraversano l'Iraq, dall'altra a sentire certi leader occidentali (come il nostro Renzi) si direbbe che in Palestina non sia avvenuta alcuna tragedia umanitaria e che vi regni la quiete.
Peggio, quando si decide interviene, anche giustamente (Iraq), non si interviene direttamente, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni - d'altronde, non è questo che dovrebbe fare un Paese maturo?
No, si interviene armando un esercito piuttosto che disarmandone un altro e ponendo quindi le condizioni affinché in futuro possano maturare nuovi mostri oltre quelli già creati sino ad oggi. Dunque l'Italia fornirà armi e munizioni alle milizie curde per risolvere la situazione in Iraq.
Così accade che i terroristi vengono indicati giustamente come nemici (Isis), ma i terroristi che comprano le nostre armi e siedono al banchetto dell'Occidente vengono riconosciuti stranamente come amici (Israele).

Il resto del mondo, intanto, rimane a guardare. Spesso, se può, volge altrove lo sguardo. Il consumismo, il materialismo e il qualunquismo con cui siamo stati ben ammaestrati, lasciandoci trattare come fossimo scimmiette da circo, hanno portato l'umanità a sprofondare se stessa in un individualismo totalizzante, dove l'unico interesse è a riguardo della propria carriera, della propria stabilità economica, non da ultimo del proprio divertimento. La crisi economica ha esacerbato questo processo, in una sintesi perfetta che potrebbe essere "ho già i miei problemi".
Nulla può ormai destare il nostro interesse: se non esistono più rivendicazioni e interessi collettivi, se non ci sentiamo più parte della stessa umanità, anche le dimensioni di certe tragedie sfumano del loro significato (che siano diecimila o un milione di morti, riusciamo a coglierne esattamente la misura? La nostra mente può percepirla correttamente?), perché ormai il nostro orizzonte più lontano arriva sino alle natiche del nostro culo.

Probabilmente questo biennio verrà ricordato sui libri di storia come un'incredibile ascesa della violenza dell'uomo sull'uomo, come non si vedeva almeno dai tempi delle crociate. E non tanto per la quantità dei civili uccisi, anche quella rilevante, ma per l'entità della sua efferatezza e per le futili motivazioni che l'hanno mossa. 
Noi, invece, dovremmo ricordarcene per il disinteresse dell'uomo sull'uomo che abbiamo saputo dimostrare.

[originariamente pubblicato il 21/08/2014]

Idomeni

Idomeni, intervista a Nohar

Sabato abbiamo intervistato Nohar, 21 anni, iracheno. Vive sul treno occupato, insieme ad altri profughi. Ha dovuto fuggire da Mossul, la città conquistata e diventata capitale di ISIS, con il sogno di costruirsi una nuova vita in Europa.
Si è affidato agli smuggler (trafficanti di uomini): sin qui, il suo viaggio per la libertà gli è costato 8.000 dollari.

"Molte persone qui, anzi tutte le persone qui, hanno un sogno. Sogni diversi. Magari qualcuno vuole lavorare, qualcuno studiare o qualcuno semplicemente... vivere".

Medio-Oriente

Guerre made in Italy

Questa è un'arma (precisamente il proiettile di un mortaio) utilizzata nel conflitto siriano e in dotazione all'ISIS.

Alcuni appunti:

  1. l'Italia è l'ottavo produttore di armi al mondo;
  2. l'Italia è il primo paese europeo per vendita di armi in Siria;
  3. negli ultimi anni l'Italia ha aumentato le vendite verso Africa (+36%) e Medio-Oriente (+23%);
  4. il miglior acquirente dell'Italia è ‎Israele.

Approfondimenti:

  1. La mappa delle armi che l'Italia vende all'estero, Wired;

  2. Armi italiane, crescono le esportazioni verso Medio Oriente e l'Africa. Turchia e Libano tra i primi acquirenti, Huffington Post;

  3. Libia, l’Italia fa affari su export armi. Ma il Parlamento non ne parla da 8 anni, Il fatto quotidiano;

  4. Italia tra i primi paesi al mondo a controllare l'export di armi, Vita;

  5. Export di armi italiane: un affare da un miliardo di euro, Adista.


In rete si trovano anche articoli che vorrebbero smentire la tesi secondo cui l'ISIS avrebbe in dotazioni anche armi italiane, come questo (Giornalettismo). La contro-tesi si basa su uno studio condotto dalla ong CAR. Questo studio, che viene anticipato essere "lacunoso"  dagli stessi autori, offre due informazioni rilevanti:

  1. in questi conflitti, le fazioni spesso si scambiano armi tra di loro, perché vengono rubate, perché vengono abbandonate per facilitare le ritirate, perché vengono conquistate in battaglia e così via. È dunque difficile stabilire chi stia usando cosa e chi ne fosse il proprietario originario;
  2. nella zona di Kobane, oggetto di scontro tra guerriglieri curdi e miliziani ISIS, non sono state rinvenute armi italiane. Lo studio è stato condotto soltanto a Kobane.

Queste stesse informazioni dimostrano come sia debole la contro-tesi: Kobane è stata solo una delle tante zone di conflitto che ha visto la presenza dell'ISIS. Queste zone sono molto diverse tra loro (varie regioni di Siria e Iraq), spesso non direttamente collegate (non sono ovviamente gli stessi miliziani, con lo stesso armamentario, a spostarsi da una zona all'altra, da un conflitto all'altro), a volte del tutto scollegate (Libia). Se a questo aggiungiamo che le fazioni impiegano prevalentemente armi acquisite sul posto (punto 1, come spiegato anche dallo studio), risulta ancora più evidente che un'indagine condotta soltanto in una città dove è stata registrata la presenza dell'ISIS è poco significativa.

Invece è noto che l'Italia vende armi all'Arabia Saudita (leggi qui e qui), la notizia è pubblica. L'Arabia Saudita impiega queste armi sia la popolazione dello Yemen, sia vendendole all'ISIS (leggi qui, qui e qui), come fa anche il Qatar.

La settimana

La settimana V

1) Come sarebbe il mondo se fosse abitato solo da 100 persone
http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/mondo-abitato-solo-da-100-persone

Come sarebbe il mondo, se lo abitassero solo 100 persone, e queste riflettessero le statistiche che valgono per i circa 7 miliardi di individui che lo popolano realmente? Per esempio, una persona controllerebbe il 50 per cento del denaro di tutti e cento gli individui, 15 persone sarebbero malnutrite e 13 non avrebbe accesso all’acqua potabile. Utilizzando i dati del CIA World Factbook, il sito GOOD ha prodotto un video per illustrare le diseguaglianze del mondo in modo semplice, riducendo a 100 persone il numero di abitanti del pianeta.

2) Addio alla gioventù in Egitto
http://www.internazionale.it/opinione/ahmed-nagi/2016/03/25/addio-alla-gioventu-in-egitto
L'articolo dello scrittore e blogger egiziano Ahmed Nagi, incarcerato al Cairo per oltraggio al pudore.

3) I jihadisti sono in crisi in Medio Oriente
http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2016/03/25/mosul-palmira-stato-islamico

In questo momento non arrivano solo brutte notizie. Il gruppo Stato islamico, l’organizzazione che ha pianificato gli attentati di Parigi e Bruxelles, è sotto attacco in due delle sue roccaforti, Mosul in Iraq e Palmira in Siria.

(nota: l'articolo è di qualche giorno fa, nel frattempo Palmira è stata liberata. Ma offre una prospettiva più ampia sullo stato attuale delle cose in Siria)


Per concludere una vignetta, della quale non sono riuscito a rintracciare il nome dell'autore. Molto significativa.

La settimana

La settimana IV

1) Isis. Quando il terrore seduce le classi medie
http://www.vita.it/it/article/2016/03/03/isis-quando-il-terrore-seduce-le-classi-medie/138435
Un articolo (fatto davvero, ma davvero bene) che traccia un interessante profilo dei nuovi jihadisti europei. Uno stralcio:

Prima che iniziasse la guerra civile siriana nel 2011, i giovani jihadisti raramente appartenevano al ceto medio. [...] Oggi la stima dei giovani europei che sono passati in Siria per prestare la propria opera alla jihad si aggira attorno ai 4000.
La sezione antiterrorismo dell’FBI e le agenzie di intelligence più avvedute hanno da tempo capito che cercare di individuare nuovi affiliati servendosi esclusivamente del pattern del terrorista cresciuto in un contesto di scarsa integrazione e disagio è fuorviante. Il nuovo terrorista è generalmente europeo di terza generazione, proviene da una classe media o agiata e ha un buon titolo – in alcuni casi un ottimo titolo – di studio conseguito in università britanniche o francesi e, cosa non facile da accettare per molti, senza nemmeno i rudimenti di qualsiasi religione.

2) Bambini dalla luna
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/03/01/bambini-dalla-luna
Contro gli uteri in affitto, l'adozione di orfani. Una riflessione di Alessandro Giglioli che parte dalla sua esperienza personale.

3) Tutta la vita dalla parte di chi sfonda i muri
http://www.left.it/2016/03/01/tutta-la-vita-dalla-parte-di-chi-sfonda-i-muri/

L’altro è un giovane uomo africano e il suo sorriso : «Alla polizia che mi chiedeva il permesso di soggiorno ho detto: quando sono nato non sono uscito dalla pancia di mia madre con i documenti. Ho diritto di vivere dove desidero, sono cittadino del mondo», ha detto a Yann.

4) Un rom in viaggio da Gaza a Gerusalemme
http://www.internazionale.it/opinione/valeriu-nicolae/2016/02/29/rom-gaza-gerusalemme

Ho passato qualche giorno in Israele e nella Striscia di Gaza e ho l’impressione che una parte di me sia morta. Me ne accorgo mentre mi perquisiscono. Non riesco a sentire nulla. Le voci che ho nella testa rimangono in silenzio. Non ho voglia di scherzare. Ho visto troppi ragazzi che sognavano di massacrarsi a vicenda. Hebron è stata un’esperienza dolorosa. Ho visto bambini di 8-9 anni minacciati con il fucile mentre andavano a scuola.

Medio-Oriente

La destra italiana su Siria e medio-Oriente

Parte dell'estrema destra italiana (Casa Pound e Forza Nuova) si sta spendendo per la Siria e il medio-Oriente, specie in chiave anti-Isis. È importante evidenziare perché la loro posizione non coincide assolutamente con la nostra, almeno non con la mia.

La Siria è da decenni sotto la dittatura della famiglia Assad, padre prima (Hafiz al-Assad), figlio poi (Bashar al-Assad).
Nel 2011 la popolazione ha dato il via a una rivoluzione contro questa dittatura. Poiché nessuna parte è riuscita a imporsi sull'altra, la rivoluzione è presto sfociata in una vera e propria guerra civile (si può approfondire qui), che ha visto disgregarsi la popolazione in numerose fazioni, ognuna contro le altre.
Il paese è sprofondato nel caos totale, nell'assenza di qualsiasi sorta di autorità. L'Isis, che in quel momento si trovava nel confinante Iraq, ha da lì osservato la situazione siriana e pensato (non a torto) che quel caos fosse perfetto per invadere il paese e tentare di prenderne il controllo.

Oggi tutti gli attori presenti nella regione - ribelli anti-Assad, forze militari fedeli ad Assad, curdi, iracheni, peshmerga di diverse nazionalità, oltre a un'infinità di più piccole minoranze - stanno combattendo contro l'Isis, anche col supporto della coalizione occidentale. È una tregua temporanea tra le parti per la realizzazione di un obiettivo unico e preciso, che ha una scadenza. E a buona ragione, perché è un obiettivo prioritario rispetto a tutti gli altri. Il motivo è banale: non ha senso interessarsi di "Assad sì o Assad no" nel momento in cui l'Isis vorrebbe instaurare un proprio regime, alternativo a tutti gli altri; come non ha senso di interessarsi di "Kurdistan libero o no", nel momento in cui l'Isis vorrebbe creare un unico stato islamico fondamentalista che annullerebbe l'indipendenza di tutte le popolazioni locali.

La stessa divisione si riflette pari modo sui partecipanti alla coalizione occidentale: nonostante tutti siano ostili all'Isis (almeno nelle intenzioni dichiarate), anche qui abbiamo chi è filo-Assad (la Russia di Vladimir Putin) e chi è anti-Assad (la Nato). Ovvero, una volta raggiunta la sconfitta dell'Isis, chi da una parte vorrebbe restaurare il regime di Assad e chi dall'altra vorrebbe farlo cadere.

È bene fare una puntualizzazione: se la Nato ha l'intenzione di far cadere improvvisamente Assad (è questa la preoccupazione) e quindi di replicare una situazione simile a quella già vista in Libia (un Libia bis), allora è anche peggio. Anche perché sarebbe un controsenso lapalissiano: perché sconfiggere l'Isis se poi si vogliono ricreare proprio quelle condizioni che hanno permesso la radicalizzazione dell'Isis, ovvero offrire nuovamente la stessa opportunità ad altre forze, diverse dall'Isis ma simili all'Isis?
Ancora, sarei poco cauto se affermassi che la Siria avrebbe bisogno di un periodo di transizione proprio sotto la guida di Assad. E lo stesso vale se la transizione venisse guidata dalla coalizione occidentale, viste le occasioni di speculazione che avrebbe a portata di mano e alle quali difficilmente non si farebbe tentare.

In questo scenario, la posizione di Casa Pound e Forza Nuova coincide con quella di Putin: combattere l'Isis non tanto per liberare la Siria dall'Isis, ma per riconsegnarla nelle mani di Assad.
Posizione, questa, che più in generale vorrebbero applicare a tutta la regione medio-orientale: sconfiggere un oppressore semplicemente per rimettere in sella quello precedente, a loro più simpatico; combattere assolutismi e dittature per sostituirli con altri assolutismi e dittature facenti richiamo alla loro matrice politica, ovvero improntati a fascismo, nazionalismo, imperialismo e altri e vari abomini.
Lo stesso dicasi per la Palestina: anche loro sono a favore di una sua liberazione da Israele, ma nel loro caso è la conseguenza di un viscido e represso spirito di anti-semitismo, evidentemente mai sopito, anziché l'istanza di una giustizia sociale da realizzarsi anche tra i popoli e le nazioni. Vorrebbero liberare la Palestina non perché è semplicemente giusto che sia libera, ma solo con l'obiettivo di provocare un danno a Israele.

Quindi, quando l'estrema destra italiana dice che stiamo combattendo tutti contro lo stesso nemico, dice bene. Ma quando dice che stiamo combattendo tutti la stessa battaglia, mente.

Perché, anche se noi non sappiamo indicare con chiarezza quale sia la migliore strada per la Siria, come per altri e simili scenari in quella regione, a causa sia delle numerose e complicate variabili in gioco, sia per il timore di realizzare danni maggiori di quelli che (in buona fede) vorremmo risolvere, di una cosa io sono certo: bisogna perseguire la volontà e le necessità delle popolazioni locali, permettendone l'autodeterminazione. Non certamente farle passare dalle mani di un carceriere a un altro.

La settimana

La settimana II

1) Otto mappe per capire il medio Oriente
http://www.tpi.it/mondo/africa-e-medio-oriente/medio-oriente-mappe
Otto mappe molto utili per la comprensione di alcune dinamiche del medio Oriente. Peccato per la scarsa risoluzione

2) Educazione sessuale a scuola: come funziona in Europa e perché in Italia è tabù
http://www.valigiablu.it/educazione-sessuale-scuole

Gli esperti hanno affermato in numerosi studi e rapporti che un’educazione sessuale insufficiente porta ad un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di AIDS e malattie sessualmente trasmissibili». Per questo motivo «l'educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento appropriato per prevenire questi effetti negativi

3) Dell’Egitto. E di noi
http://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2016/02/10/egitto-italia-giulio-regeni

Nella più completa insipienza della complessità dello scenario mediorientale, ci accontentiamo della logica secondo la quale “il nemico del mio nemico è mio amico”, una logica che in quella come in altre parti del mondo non ha mai prodotto nulla di buono, senza neanche chiederci se i nostri presunti amici siano, al fondo, assai simili ai nostri nemici. Ci si può fidare del terrorismo di stato di Al Sisi per combattere lo stato terrorista dell’Is? Si può continuare a pensare che le dittature possano fare da argine al fondamentalismo? Se in Italia esistesse un’opposizione, sarebbero buone domande da porre con una certa fermezza al governo

4) Turchia: un genocidio alle porte d'Europa
http://www.dinamopress.it/news/turchia-un-genocidio-alle-porte-deuropa
Reportage da Cizre (Turchia), città curda ancora sotto violento attacco da parte delle forze turche.

5) La devastazione in Siria: 470mila morti, la metà della popolazione è sfollata. I dati del Syrian Centre for Policy Research
http://www.huffingtonpost.it/2016/02/11/siria-guerra-syrian-centre_n_9206874.html
Resoconto sulla situazione della Siria, dal 2011 ad oggi, tra guerra civile, regime di Assad, avvento dell'Isis.

Medio-Oriente

L'ISIS verso il declino

La mappa interattiva che trovate qui è stata elaborata da Foreign Policy. Pur se molto semplicisticamente, vi mostra sulla carta come nel 2015 l'ISIS sia in forte perdita e si stia avviato verso il proprio declino.
[nota bene: non è detto che l'ISIS non possa invertire questa tendenza, anzi. Ma questo è lo stato attuale delle cose]

Purtroppo l'Occidente:
1) ha deciso di intervenire solo nella fase terminale del conflitto, quando l'ISIS è già stato fortemente ridimensionato dall'intervento delle popolazioni locali. 
Vorrebbe far credere come il suo intervento sia ormai improcrastinabile, quando invece per anni ha ignorato ogni richiesta di aiuto, proprio da parte di quelle popolazioni.
L'obiettivo è quello di strappare la vittoria a queste ultime, l'aver fatto combattere a loro la vera guerra salvo alla fine intestarsi la probabile vittoria (e se le cose fossero andate al contrario?). Arrivare all'ultimo momento, mettere la firma finale e far proprio il tavolo dei vincitori, quello che si spartirà il bottino di guerra;
2) fa credere alla propria popolazione l'esatto contrario, ovvero che l'ISIS sia in forte ascesa e sia nel suo momento di massima pericolosità, proprio per giustificare quanto al punto precedente (per giustificare la sua guerra). Questo avviene grazie a fatti come l'attentato di Parigi e giocando sulla scarsa informazione, sull'emotività e sul sensazionalismo della gente.

Le città che vedete in marrone/rosso granata sono quelle che l'ISIS già aveva prima del 2015 e che ha mantenuto durante il 2015, quindi le città per la quali non si è registrato alcun cambiamento.
In ciclamino, le città conquistate dall'ISIS durante il 2015. Si registra soltanto Palmira, nel centro della Siria.
In azzurro le città perse dall'ISIS durante il 2015. Si registrano in particolare le città nella ‎Siria del nord, riconquistate dai guerriglieri curdi, e diverse città nel centro e nel nord dell'‎Iraq, riconquistate dagli iracheni.
[nota: ovviamente la cartina riporta solo le città principali tra Siria e Iraq, ma è che bene tenere conto come sia desertica e non abitata buona parte di queste regioni]

The map below shows where the Islamic State stands at year’s end. In Syria, the militant group managed to seize Palmyra in May but elsewhere has been forced to give up a sizable stretch of land along the Turkish border in the face of a concerted push by Kurdish fighters backed up by U.S.-led air power. And in Iraq, Baghdad’s slow-moving army has managed to score three significant victories, dislodging the Islamic State from Tikrit in March and Baiji in October, and this week wresting control of the pivotal western city of Ramadi back from the militants