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La settimana X

1) Pestati e uccisi: così la Turchia accoglie i siriani in fuga
http://ilmanifesto.info/pestati-e-uccisi-cosi-la-turchia-accoglie-i-siriani-in-fuga

Dall’agosto 2015 le frontiere sono ufficialmente chiuse e chi riesce ad entrare lo fa con l’aiuto di trafficanti di uomini o attraversando illegalmente il confine, a rischio della vita: «Mentre i funzionari turchi dicono di accogliere i rifugiati siriani con confini aperti e braccia aperte, le loro guardie di frontiera li uccidono e li picchiano – spiega Gerry Simpson, ricercatore di Hrw – Sparare a uomini, donne e bambini traumatizzati che scappano da un contesto di guerra è orrendo».

E se con una mano Bruxelles copre i crimini dell’alleato turco, dall’altra le forze della coalizione occidentale anti-Isis realizzano il sogno che il presidente turco Erdogan ha nel cassetto da un po’: una zona cuscinetto al confine con la Siria, ovviamente in territorio siriano, con cui tenere alla larga i rifugiati e allo stesso tempo isolare i kurdi di Rojava dal Kurdistan turco.

2) Welcome to Italy
http://www.internazionale.it/video/2016/05/12/hotspot-le-impronte-dei-migranti

Reportage video di Valeria Brigida e Mario Poeta sugli hotspot.

Nati in Italia e in Grecia su pressione di Bruxelles, gli hotspot sono luoghi di detenzione dove la polizia locale insieme a funzionari delle agenzie europee (Europol, Eurojust, Frontex, Easo) ha il compito di trattenere i migranti appena sbarcati per identificarli attraverso il prelievo, anche con l’uso della forza, delle impronte digitali. Gli hotspot dovrebbero servire anche a distinguere e “smistare” i richiedenti asilo dai migranti economici. Al momento in Italia sono cinque: Lampedusa, Pozzallo, Trapani, Porto Empedocle e Taranto.

3) Bufale, ecco perché sono redditizie. E pericolose
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/bufale-ecco-perche-sono-redditizie-e-pericolose/2697453

Scrivere e diffondere bufale è redditizio: costi di produzione estremamente bassi ed elevata diffusione dei contenuti permettono discreti profitti grazie ai classici banner pubblicitari.

C’è però un’altra spiegazione. Alcuni siti sono notoriamente legati, più o meno direttamente, a forze politiche che traggono vantaggio nel porsi come alternativa al “sistema delle lobby”. Ma è spesso un’illusione.

4) In Libia cresce un sentimento anti-italiano sui social-network
http://www.tpi.it/mondo/libia/in-libia-cresce-un-sentimento-anti-italiano-sui-social-network

Molto semplicemente, in Libia, soprattutto grazie ai social network, sta circolando una falsa citazione della ministro Pinotti, che sta facendo montare una protesta contro l'Italia.

Giungono da Twitter e Facebook foto con bandiere italiane date alle fiamme e invettive che paragonano l'impegno per la stabilizzazione del paese a nuove imprese di memoria fascista.

5) Un giorno nell’inferno di Aleppo
http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/02/aleppo-bombardamenti-foto

Foto reportage da Aleppo, successivamente agli ultimi bombardamenti della città siriana.


Vi lascio con questa vignetta. Ad oggi sono 440 bambini palestinesi detenuti da Israele in regime di detenzione amministrativa (senza accuse, né processo). E il numero più alto dal 2008.

Guerre made in Italy

Questa è un'arma (precisamente il proiettile di un mortaio) utilizzata nel conflitto siriano e in dotazione all'ISIS.

Alcuni appunti:

  1. l'Italia è l'ottavo produttore di armi al mondo;
  2. l'Italia è il primo paese europeo per vendita di armi in Siria;
  3. negli ultimi anni l'Italia ha aumentato le vendite verso Africa (+36%) e Medio-Oriente (+23%);
  4. il miglior acquirente dell'Italia è ‎Israele.

Approfondimenti:

  1. La mappa delle armi che l'Italia vende all'estero, Wired;

  2. Armi italiane, crescono le esportazioni verso Medio Oriente e l'Africa. Turchia e Libano tra i primi acquirenti, Huffington Post;

  3. Libia, l’Italia fa affari su export armi. Ma il Parlamento non ne parla da 8 anni, Il fatto quotidiano;

  4. Italia tra i primi paesi al mondo a controllare l'export di armi, Vita;

  5. Export di armi italiane: un affare da un miliardo di euro, Adista.


In rete si trovano anche articoli che vorrebbero smentire la tesi secondo cui l'ISIS avrebbe in dotazioni anche armi italiane, come questo (Giornalettismo). La contro-tesi si basa su uno studio condotto dalla ong CAR. Questo studio, che viene anticipato essere "lacunoso"  dagli stessi autori, offre due informazioni rilevanti:

  1. in questi conflitti, le fazioni spesso si scambiano armi tra di loro, perché vengono rubate, perché vengono abbandonate per facilitare le ritirate, perché vengono conquistate in battaglia e così via. È dunque difficile stabilire chi stia usando cosa e chi ne fosse il proprietario originario;
  2. nella zona di Kobane, oggetto di scontro tra guerriglieri curdi e miliziani ISIS, non sono state rinvenute armi italiane. Lo studio è stato condotto soltanto a Kobane.

Queste stesse informazioni dimostrano come sia debole la contro-tesi: Kobane è stata solo una delle tante zone di conflitto che ha visto la presenza dell'ISIS. Queste zone sono molto diverse tra loro (varie regioni di Siria e Iraq), spesso non direttamente collegate (non sono ovviamente gli stessi miliziani, con lo stesso armamentario, a spostarsi da una zona all'altra, da un conflitto all'altro), a volte del tutto scollegate (Libia). Se a questo aggiungiamo che le fazioni impiegano prevalentemente armi acquisite sul posto (punto 1, come spiegato anche dallo studio), risulta ancora più evidente che un'indagine condotta soltanto in una città dove è stata registrata la presenza dell'ISIS è poco significativa.

Invece è noto che l'Italia vende armi all'Arabia Saudita (leggi qui e qui), la notizia è pubblica. L'Arabia Saudita impiega queste armi sia la popolazione dello Yemen, sia vendendole all'ISIS (leggi qui, qui e qui), come fa anche il Qatar.

La settimana I

Questa è una pratica che ho portato avanti (molti) anni fa: con La settimana vi segnalerò alcune interessanti letture degli ultimi giorni. Cercherò di fare in modo che questo impegno sia - appunto - settimanale e di riportarvi ogni volta 4-5 letture, ma non vi garantisco niente. Per ogni lettura, potreste trovare una brevissima sintesi o un mio commento, in genere non più di un paio di righe.


1) Che ne è del trattato che ha disegnato il medio Oriente?
tratto da The Post Internazionale
http://www.tpi.it/mondo/italia/trattato-sykes-picot-100-anni-dopo
A riguardo del medio Oriente, uno degli migliori articoli degli ultimi mesi - almeno di quelli che ho potuto leggere io. Partendo dal trattato di Sykes-Picot (1916), che ha disegnato i moderni stati della regione, l'articolo propone una riflessione ampia e profonda sulla legittimità degli attuali confini e sulle conseguenze che quel trattato ha avuto rispetto agli equilibri attualmente in essere in medio Oriente.

2) Bambini siriani nelle fabbriche turche. Lo rivela H&M e adotta contromisure. Ma molti brand sarebbero coinvolti
tratto da Huffington Post
http://www.huffingtonpost.it/2016/02/01/bambini-siriani-hm_n_9129588.html
In Turchia molti bambini siriani (profughi) vengono impiegati e quindi sfruttati da multinazionali occidentali o comunque per la produzione di brand nostrani. La denuncia.

3) L'intervento dell'Italia in Libia è possibile?
tratto da The Post Internazionale
http://www.tpi.it/mondo/libia/intervento-italia-libia

4) La Shoah oggi? Ovadia: il nuovo Olocausto è nella fossa comune del Mediterraneo
tratto da Il Ciriaco
http://www.ilciriaco.it/focus/item/15159-la-shoah-oggi-ovadia-il-nuovo-olocausto-%C3%A8-nella-fosse-comune-del-mediterraneo.html

Io conosco la Shoah. Tuttavia ritengo che oggi essa venga strumentalizzata per altri scopi. Il giorno della memoria sta diventando il giorno della falsa coscienza e della retorica. L'Ebreo è divenuto il Totem attraverso cui ricostruire la verginità della civiltà occidentale. Ma l'ebreo di oggi è il rom, considerato ancora paria dell'umanità; è il musulmano, il palestinese; è il profugo che trova la morte nella fossa comune del Mediterraneo