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La settimana XV

1) Cos’è cambiato nel 2016 per i migranti in Italia e in Europa
http://www.internazionale.it/opinione/annalisa-camilli/2016/12/29/migranti-europa-italia-2016

Se il 2015 è stato l’anno del motto refugees welcome (benvenuti rifugiati) rivolto dai cittadini europei, da Lesbo a Berlino, al milione di profughi arrivati nel continente sopratutto dalla Siria, il 2016 è stato l’anno del ripristino dei controlli alle frontiere interne, della costruzione dei muri, degli accordi di rimpatrio, del record di morti nel Mediterraneo e della militarizzazione dei confini.

2) La guerra di Netanyahu contro il mondo e il tentativo del mondo di salvare Israele
http://www.huffingtonpost.it/eric-salerno/la-guerra-di-netanyahu-contro-il-mondo-e-il-tentativo-del-mondo-di-salvare-israele_b_13859892.html

La decisione del presidente uscente Barack Obama di non porre il veto alla risoluzione dell'Onu sull'illegalità degli insediamenti ha scatenato Netanyahu che soltanto poche settimane fa era stato costretto a ringraziare la Casa Bianca per il rinnovo (e l'ampliamento in termini non solo economici) dell'assistenza militare americano a Israele. [...] 

Se Israele avesse rispettato anche uno solo delle risoluzioni dell'Onu sugli insediamenti nei territori occupati non si sarebbe mai arrivato a una situazione in cui l'idea stessa di uno stato palestinese indipendente accanto a Israele sta svanendo. 

3) Perché tutti scappano dall’Eritrea
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-16/perche-tutti-scappano-dall-eritrea-131314.shtml

Articolo a cura de Il Sole 24 ore che illustra approfonditamente la situazione politica-economica dell'Eritrea e le motivazioni che spingono molti dei suoi cittadini ad abbandonare il proprio paese.

4) Aleppo: ciò che è necessario sapere per prendere posizione
http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/18008-aleppo-necessario-posizione

Uno dei pochi articoli, tra quelli che sono riuscito a reperire sul web, capace di ricostruire con esattezza quanto è accaduto sin qui ad Aleppo.

(e tanti auguri di buone feste anche a voi!)

Il mondo brucia

Il mondo brucia.

Barack Obama si era proposto per due volte come pacificatore dei principali conflitti internazionali; per due volte è stato eletto anche per la fiducia in questo obiettivo e ha poi incassato un premio Nobel per la pace. Eppure l'intervento americano non si è mai rivelato risolutivo, al contrario in alcuni casi ha esasperato e precipitato talune situazioni.

In tutto il Medio Oriente è guerra! Palestina, Siria, Iraq, muoiono in centinaia di migliaia. Ma non si fronteggiano eserciti sui campi di battaglia, né sono i soldati a cadere sotto il fuoco delle armi nemiche. No! Miliziani fanno strage di civili, spesso cogliendoli nel sonno, bombardando case e campi profughi, radendo al suolo scuole e ospedali, massacrando prioritariamente bambini, donne e anziani, poiché intervenendo contro i deboli e gli indifesi il contatore degli obiettivi abbattuti accresce velocemente.
Sono mossi dai loro deliranti fondamentalismi, come nel caso dell'Isis, oppure strumentalizzano la vita umana per giustificare e rafforzare le loro posizioni di potere, come nel caso delle brigate Qassam di Hamas e del governo israeliano.

I governi occidentali sono ormai appiattiti al modus operandi americano: si interviene non dove è necessario intervenire, ma dove può esserci un ritorno diretto (quasi sempre economico) in caso di intervento. Se da una parte si afferma giustamente come non sia possibile restare a guardare gli orrori che attraversano l'Iraq, dall'altra a sentire certi leader occidentali (come il nostro Renzi) si direbbe che in Palestina non sia avvenuta alcuna tragedia umanitaria e che vi regni la quiete.
Peggio, quando si decide interviene, anche giustamente (Iraq), non si interviene direttamente, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni - d'altronde, non è questo che dovrebbe fare un Paese maturo?
No, si interviene armando un esercito piuttosto che disarmandone un altro e ponendo quindi le condizioni affinché in futuro possano maturare nuovi mostri oltre quelli già creati sino ad oggi. Dunque l'Italia fornirà armi e munizioni alle milizie curde per risolvere la situazione in Iraq.
Così accade che i terroristi vengono indicati giustamente come nemici (Isis), ma i terroristi che comprano le nostre armi e siedono al banchetto dell'Occidente vengono riconosciuti stranamente come amici (Israele).

Il resto del mondo, intanto, rimane a guardare. Spesso, se può, volge altrove lo sguardo. Il consumismo, il materialismo e il qualunquismo con cui siamo stati ben ammaestrati, lasciandoci trattare come fossimo scimmiette da circo, hanno portato l'umanità a sprofondare se stessa in un individualismo totalizzante, dove l'unico interesse è a riguardo della propria carriera, della propria stabilità economica, non da ultimo del proprio divertimento. La crisi economica ha esacerbato questo processo, in una sintesi perfetta che potrebbe essere "ho già i miei problemi".
Nulla può ormai destare il nostro interesse: se non esistono più rivendicazioni e interessi collettivi, se non ci sentiamo più parte della stessa umanità, anche le dimensioni di certe tragedie sfumano del loro significato (che siano diecimila o un milione di morti, riusciamo a coglierne esattamente la misura? La nostra mente può percepirla correttamente?), perché ormai il nostro orizzonte più lontano arriva sino alle natiche del nostro culo.

Probabilmente questo biennio verrà ricordato sui libri di storia come un'incredibile ascesa della violenza dell'uomo sull'uomo, come non si vedeva almeno dai tempi delle crociate. E non tanto per la quantità dei civili uccisi, anche quella rilevante, ma per l'entità della sua efferatezza e per le futili motivazioni che l'hanno mossa. 
Noi, invece, dovremmo ricordarcene per il disinteresse dell'uomo sull'uomo che abbiamo saputo dimostrare.

[originariamente pubblicato il 21/08/2014]