Continuando, acconsenti all'uso dei cookie, ok?OkLeggi tutto
La settimana

La settimana XIX

1) C'era una volta la Siria
http://www.tpi.it/mondo/africa-e-medio-oriente/c-era-una-volta-la-siria/aleppo-capitale-della-cultura-islamica-la-scritta-su-uno-dei-castelli-della-citt

Breve galleria fotografica che ritrae la Siria degli anni passati, da Palmira, ad Aleppo, a Damasco.

2) Verrà la storia a presentarci il conto. E ce ne vergogneremo
https://left.it/2017/04/14/verra-la-storia-a-presentarci-il-conto-e-ce-ne-vergogneremo

La vicenda della deputata svizzera condannata per “ripetuta incitazione all’entrata, alla partenza e al soggiorno illegale”, ovvero per aver esercitato solidarietà. Come se fosse possibile fare altrimenti.

Verrà un giorno, forse ci metteremo anni, che la storia ci presenterà il conto di quest’epoca. Ci saranno quelli che fingeranno di non avere capito la gravità della situazione credendo di essere assolti: ci saranno coloro che marciranno patetici mentre fingeranno di tenere la posizione anche quando non li seguirà più nessuno; ci saranno i vigliacchietti che alzeranno le spalle parlando di “altri tempi”; ci saranno i politici contriti per provare a fare l’ultimo giro; e poi ci saranno i criminali solidali come Lisa.

3) Francesca che trasporta migranti. «Il mio crimine è la solidarietà»
http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_06/francesca-che-trasporta-migranti-nizza-cd5146e6-1a42-11e7-988d-d7c20f1197f1.shtml

Fermata a Ventimiglia, il procuratore francese ha chiesto 8 mesi di carcere: la sentenza rinviata al 17 maggio. «Gli ho detto che non vedo la frontiera, non esiste. Quando ero piccola ci passavo e nessuno controllava»

4) Rinchiusi nei recinti, soli e con istinti suicidi: il dramma dei bambini in Grecia
http://www.globalist.it/world/articolo/213228/rinchiusi-nei-recinti-soli-e-con-istinti-suicidi-il-dramma-dei-bambini-in-grecia.html

 

Save the Children dodici mesi dopo ci racconta delle conseguenze di quell'orrore. Una fra tutte l'aumento allarmante dei casi di autolesionismo e tentativo di suicidio, aggressività, ansia e depressione tra i bambini migranti e rifugiati a causa del degrado progressivo delle condizioni sulle isole greche, dove sono trattenuti circa 13.200 richiedenti asilo in condizioni disumane. Con il rapporto "Tra autolesionismo e depressione - L`impatto devastante dell`accordo Ue-Turchia sui bambini migranti e rifugiati", l`Organizzazione internazionale, dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, descrive le atroci condizioni in cui l`Europa ha costretto migliaia di famiglie e più di 5.000 bambini, rinchiusi in strutture diventate di fatto veri e propri centri di detenzione a seguito dell`applicazione dell`accordo Ue-Turchia nel marzo 2016.

5) Sulla Turchia la UE piange lacrime di coccodrillo. Ma è già tardi
http://www.dinamopress.it/news/sulla-turchia-la-ue-piange-lacrime-di-coccodrillo-ma-e-gia-tardi

Insomma, pare che i leader europei, alla fine, si siano accorti di quello che sta accadendo al di là dell'Egeo. Probabilemte, però, è già troppo tardi, visto che il tema dei negoziati per l'ingresso nell'UE sembra non interessare più Erdogan, che ormai guarda da un'altra parte. Del resto, in Turchia costituzione e stato di diritto valgono già da tempo solo a livello formale. Gli stessi governi che oggi abbaiano verso le coste turche hanno sostenuto apertamente Erdogan negli ultimi anni, finanziando lautamente il suo governo e chiudendo tutti e due gli occhi sulle continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Oggi Erdogan è pronto a trasformare la costituzione formale del paese, buttando in acqua alcuni presupposti fondamentali delle democrazie rappresentative come la divisione dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali, soltanto perché in questi anni ha potuto ribaltare la costituzione materiale del paese, anche grazie alle complicità dei paesi occidentali.

6) Il fotoreporter di Rashideen: "Non mi sento un eroe, a volte bisogna aiutare invece di fare foto"
http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/17/news/il_fotoreporter_di_rashideen_non_mi_sento_un_eroe_a_volte_bisogna_aiutare_invece_di_fare_foto_-163218159

Intervista a Abd Alkader Habak, il reporter fotografato subito dopo l'ultimo attentato del 15 aprile a Rashideen, sobborgo a ovest di Aleppo, che è costato la vita a oltre un centinaio di civili, fra i quali molti bambini.

La settimana

La settimana V

1) Come sarebbe il mondo se fosse abitato solo da 100 persone
http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/mondo-abitato-solo-da-100-persone

Come sarebbe il mondo, se lo abitassero solo 100 persone, e queste riflettessero le statistiche che valgono per i circa 7 miliardi di individui che lo popolano realmente? Per esempio, una persona controllerebbe il 50 per cento del denaro di tutti e cento gli individui, 15 persone sarebbero malnutrite e 13 non avrebbe accesso all’acqua potabile. Utilizzando i dati del CIA World Factbook, il sito GOOD ha prodotto un video per illustrare le diseguaglianze del mondo in modo semplice, riducendo a 100 persone il numero di abitanti del pianeta.

2) Addio alla gioventù in Egitto
http://www.internazionale.it/opinione/ahmed-nagi/2016/03/25/addio-alla-gioventu-in-egitto
L'articolo dello scrittore e blogger egiziano Ahmed Nagi, incarcerato al Cairo per oltraggio al pudore.

3) I jihadisti sono in crisi in Medio Oriente
http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2016/03/25/mosul-palmira-stato-islamico

In questo momento non arrivano solo brutte notizie. Il gruppo Stato islamico, l’organizzazione che ha pianificato gli attentati di Parigi e Bruxelles, è sotto attacco in due delle sue roccaforti, Mosul in Iraq e Palmira in Siria.

(nota: l'articolo è di qualche giorno fa, nel frattempo Palmira è stata liberata. Ma offre una prospettiva più ampia sullo stato attuale delle cose in Siria)


Per concludere una vignetta, della quale non sono riuscito a rintracciare il nome dell'autore. Molto significativa.

Medio-Oriente

L'ISIS verso il declino

La mappa interattiva che trovate qui è stata elaborata da Foreign Policy. Pur se molto semplicisticamente, vi mostra sulla carta come nel 2015 l'ISIS sia in forte perdita e si stia avviato verso il proprio declino.
[nota bene: non è detto che l'ISIS non possa invertire questa tendenza, anzi. Ma questo è lo stato attuale delle cose]

Purtroppo l'Occidente:
1) ha deciso di intervenire solo nella fase terminale del conflitto, quando l'ISIS è già stato fortemente ridimensionato dall'intervento delle popolazioni locali. 
Vorrebbe far credere come il suo intervento sia ormai improcrastinabile, quando invece per anni ha ignorato ogni richiesta di aiuto, proprio da parte di quelle popolazioni.
L'obiettivo è quello di strappare la vittoria a queste ultime, l'aver fatto combattere a loro la vera guerra salvo alla fine intestarsi la probabile vittoria (e se le cose fossero andate al contrario?). Arrivare all'ultimo momento, mettere la firma finale e far proprio il tavolo dei vincitori, quello che si spartirà il bottino di guerra;
2) fa credere alla propria popolazione l'esatto contrario, ovvero che l'ISIS sia in forte ascesa e sia nel suo momento di massima pericolosità, proprio per giustificare quanto al punto precedente (per giustificare la sua guerra). Questo avviene grazie a fatti come l'attentato di Parigi e giocando sulla scarsa informazione, sull'emotività e sul sensazionalismo della gente.

Le città che vedete in marrone/rosso granata sono quelle che l'ISIS già aveva prima del 2015 e che ha mantenuto durante il 2015, quindi le città per la quali non si è registrato alcun cambiamento.
In ciclamino, le città conquistate dall'ISIS durante il 2015. Si registra soltanto Palmira, nel centro della Siria.
In azzurro le città perse dall'ISIS durante il 2015. Si registrano in particolare le città nella ‎Siria del nord, riconquistate dai guerriglieri curdi, e diverse città nel centro e nel nord dell'‎Iraq, riconquistate dagli iracheni.
[nota: ovviamente la cartina riporta solo le città principali tra Siria e Iraq, ma è che bene tenere conto come sia desertica e non abitata buona parte di queste regioni]

The map below shows where the Islamic State stands at year’s end. In Syria, the militant group managed to seize Palmyra in May but elsewhere has been forced to give up a sizable stretch of land along the Turkish border in the face of a concerted push by Kurdish fighters backed up by U.S.-led air power. And in Iraq, Baghdad’s slow-moving army has managed to score three significant victories, dislodging the Islamic State from Tikrit in March and Baiji in October, and this week wresting control of the pivotal western city of Ramadi back from the militants