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L'anno nuovo si avvicina con insistenza e, nonostante le mirabili e numerose escursioni tra neve e temperature prossime allo zero, a questo punto il pensiero è proiettato inesorabilmente alla prossima primavera e, in conseguenza naturale, a quella che sarà la mia prossima grande avventura.

Sarà anche perché per Natale mi è stato regalato Sognando l'infinito, il libro di Paola Giannotti (edito da Piemme)

e che sto leggendo proprio oggi (insieme a Leogrande e a una rilettura della trilogia de I nostri antenati, argh).

Quando sono partita per fare il giro del mondo in bicicletta, tra i tanti che mi chiedevano: «Ma come farai a fare tutti quei chilometri?», c’ero anch’io. 144 giorni, dalle 12 alle 14 ore quotidiane, al freddo e al caldo, per un totale di quasi 30.000 chilometri. Non sapevo nemmeno io come avrei fatto. Sapevo che volevo inseguire il mio sogno e che il corpo segue la mente. Una cosa che ho imparato dalla bici è che i limiti sono solo mentali. Non sono Wonder Woman e ho avuto anche fortuna, ma ormai ho coniato il mio motto: quando non sai cosa fare, pedala. Funziona, anche per fare il giro del mondo.

(il primo capitolo può essere letto gratuitamente sul sito dell'editore, qui)

Una lettura che non può che inevitabilmente proiettare il mio immaginario personale sulla meta futura e accrescere in me il desiderio di raggiungerla e farla mia.

Premesso a questo punto che a breve (sono in mostruoso ritardo!) pubblicherò la mia guida Come sopravvivere al Cammino di Santiago - che intimamente credo possa essere interessante, perché avevo già letto la principale letteratura in materia e questa guida conterrà quanto ho appreso con l'esperienza e che però non avevo letto da nessuna parte - da qui fino almeno alla metà di febbraio posso dedicarmi prevalentemente alla riflessione sullo scorso viaggio e alla progettazione del prossimo.

Per ora posso e devo limitarmi a presentare le proposte che da qui in avanti terrò in considerazione e che quindi, al netto di tutte quelle possibili (che non posso riportare per ovvi motivi di spazio), hanno già superato una primissima selezione. Una mia primissima selezione poco o per nulla tecnica, prevalentemente fondata su squisite preferenze di gusto e sulle aspettative fantasiose in termini di suggestioni procurate da un possibile viaggio.

La prima: da Parigi a Londra (o viceversa) lungo l'Avenue Verte.

Un totale di 406km, perfettamente fattibili in una settimana e che anzi lascerebbero spazio a importanti soste e a lunghe contemplazioni paesaggistiche e di ricerca interiore. Il percorso non presenta alcun dislivello impegnativo, è anzi prevalentemente in piano, e si sviluppa su terreni altrettanto semplici, che vanno dall'asfalto agli sterrati e ai prati, tutti comunque segnati e attrezzati. Ovviamente il canale della Manica verrebbe attraversato in traghetto.

C'è un sito ufficiale (in inglese e francese), dove si può anche acquistare una guida (in inglese), nonché una interessante recensione su Bikeitalia, completa di informazioni e che riporta anche le tracce gps.

Il fascino di questa proposta è facilmente intuibile e condivisibile: la possibilità di partire e arrivare in grandi città e metropoli europee, muovendosi dall'una verso l'altra attraverso zone di provincia, paesaggi rurali, piccoli e caratteristici centri abitati, la campagna del nostro continente (che si trovano sinteticamente, ma efficacemente descritti nella recensione già linkata).

La seconda proposta riguarda ancora una volta il Cammino di Santiago. Un altro cammino, però: questa volta si tratta della Via della Plata, che partendo da Siviglia taglia la Spagna da sud a nord e poi si estende ad ovest attraverso il Cammino sanabrese, per un totale di circa 1000km e quindi almeno due settimane di viaggio.

Avevo valutato questa possibilità proprio la scorsa volta, preferendo poi il più classico Cammino francese. Riproponendo la stessa mappa di allora, si può notare in rosso il Cammino francese (che ho già percorso, partendo però da Saint-Jean-Pied-de-Port, prima di Roncisvalle) e in arancione la Via della Plata (che proseguirebbe verso ovest prima di Astorga, quindi senza ricongiungersi col primo cammino, su un percorso completamente nuovo e sconosciuto).

Proprio per questo motivo, avendo già valutato questa possibilità, ho già avuto modo di leggere la guida edita da Percorsi di Terre, che peraltro è specifica anche per la bici.

Ero già giunto ad alcune conclusioni: rispetto al Cammino Francese, la Via della Plata è un cammino molto più ricercato e caratteristico, particolarmente selvaggio e che abbraccia una Spagna meno conosciuta e più autentica, e che presenta altimetrie non certamente complesse, ma che sul totale dei chilometri totali e delle giornate di cammino, si discosta dagli altri cammini che raggiungono Santiago de Compostela.

Anche alla luce delle mie precedenti esperienze, penso comunque che per me sia fattibile, pur se con nuove e ulteriori fatiche - o almeno, penso e mi convinco che lo sia, che comunque è quanto sufficiente per renderlo fattibile. Non lo sarebbe di sicuro se avrò modo e occasione di condividere il prossimo viaggio con qualcuno, nel qual caso sarebbe invece decisamente da scartare momentaneamente e da rimandare ad altro anno.

La terza e ultima proposta toccherebbe invece i Balcani, l'europa orientale o comunque - spostandosi un po' più a nord - l'Europa centro-orientale.

Qui le cose si complicano. Oppure, sotto una prospettiva opposta, si fanno invece molto più interessanti: non esistendo un vero e proprio unico percorso che attraversa questi territori, in questo caso sarebbe tutto da progettare.

Partendo magari dai numerosi, più piccoli percorsi, che seguono ad esempio il corso del Danubio, oppure da quelli che collegano diverse capitali dell'europa orientale e centro-orientale (c'è ad esempio una ciclabile che attraversa Vienna, Bratislava e Budapest), oppure seguendo dei più lunghi percorsi pensati per attraversare  e tagliare da nord a sud l'intero continente.
C'è ad esempio l'Eurovelo 11, un percorso che parte da Capo Nord, in Norvegia, e arriva ad Atene, in Grecia, del quale si può leggere qui.

Potrebbe essere interessante, ad esempio, partire da Varsavia e arrivare a Belgrado (e quindi Polonia, Slovacchia, Ungheria e Serbia), oppure da Belgrado fino ad Atene oppure fino a Salonicco (e quindi Serbia, Macedonia e Grecia).

Attraversare direttamente i Balcani, limitandosi a muoversi da nord verso sud, potrebbe invece risultare essere un'operazione più complessa, essendo previste alcune zone montuose che presenterebbero difficoltà non di poco conto. Marco Biella lo scorso anno ha optato per questa scelta, partendo da Durazzo, attraversando Albania, Montenegro, Croazia e Bosnia e rientrando a Spalato, per un totale di circa 700km. Si può leggere qualcosa della sua storia qui.

Di sicuro, in questo caso, sarebbero molti gli aspetti interessanti che giocano a favore: ad esempio, poter disegnare da sé un percorso altamente modulare e che terrebbe conto solo delle proprie capacità tecniche, da una parte, e dei propri desideri, dall'altra; l'occasione, in alternativa, di muoversi al di fuori dei sentieri tracciati e quindi fuori sia da schemi convenzionali, sia dal turismo organizzato che richiede proprio l'esistenza di quegli schemi.

D'altronde, era un mio desiderio, fin da adolescente, poter attraversare per intero l'Europa dell'est, partendo magari dall'interno dei confini settentrionali dell'Italia e, quando arrivato all'estremo meridione della regione, seguendo la costa adriatica, rientrare in traghetto proprio a sud dell'Italia, in un semi-circolo che nasce e finisce in terra propria, ma che abbraccia nella sua interezza una terra straniera, cioè i Balcani.

Di sicuro, in questo caso, sarà necessario lavorare molto di più sui tracciati e sul programma di viaggio.