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La settimana XVII

1) Non vogliono addormentarsi per paura di morire e non parlano più. In Siria un bambino su 4 avrà problemi mentali
https://left.it/2017/03/07/non-vogliono-addormentarsi-per-paura-di-morire-e-non-parlano-piu-in-siria-un-bambino-su-4-avra-problemi-mentali

Hanno conosciuto solo la guerra. Hanno 6 anni e non hanno vissuto altro. Niente infanzia, niente, spensieratezza, niente sicurezza né protezione. E sono 3,7 milioni. Sono i bambini della Siria nati negli ultimi 6 anni, ovvero da quando è iniziato il conflitto che sta devastando il Paese. Secondo l’allarme lanciato dalla organizzazione umanitaria Save the Children, sono 5,8 milioni i bambini che vivono ancora sotto i bombardamenti e hanno bisogno di aiuti. Di questi, un bimbo su quattro rischia conseguenze devastanti sulla salute mentale.

2) Sono un'imprenditrice, giovane e nera, e ho recuperato le terre che voi italiani avete abbandonato
http://www.tpi.it/mondo/italia/agitu-idea-gudeta-imprenditrice-trentino-capre-etiopia

Agitu è un'imprenditrice di successo. Vive in Trentino dal 2010, anno in cui è partita dall'Etiopia per trasferirsi nel nostro paese. Ha avviato un’impresa per l’allevamento delle capre e la produzione di formaggi biologici ed è considerata tra i produttori di eccellenza nella provincia di Trento.

3) Viaggio nella guerra dimenticata dello Yemen: dentro gli ospedali, tra gli eroi di tutti i giorni
http://www.tpi.it/mondo/yemen/yemen-negli-ospedali-tra-gli-eroi-del-quotidiano

La terza tappa del percorso di Laura Silvia Battaglia in Yemen, dove la guerra tra houthi e lealisti ha provocato la morte di quasi 10mila persone secondo i dati Onu

[segue a prima e seconda puntata]

4) Da Nuova Delhi a Roma senza mai prendere aerei
http://www.tpi.it/mondo/nepal/da-nuova-delhi-a-roma-senza-mai-prendere-aerei

Ispirato dal libro Un indovino mi disse di Tiziano Terzani, il fotografo italiano Igor Mozzilli ha deciso di intraprendere un'avventura di 235 giorni di viaggio che l'ha condotto da Nuova Delhi fino a Roma senza mai prendere aerei.

Dall'India al Nepal, attraversando il sudest asiatico e la Cina, per poi attraversare la Mongolia e salire a bordo della Transmongolica e della Transiberiana per giungere fino alle montagne degli Svaneti in Georgia. Poi l’Armenia, la Turchia e l’Europa dell’Est e infine Roma.


Un ottimo video, guardatelo, non è semplice sintetizzare concetti così complessi, e questo video ci riesce.

La meritocrazia è soltanto una truffa, adottata dalle destre e da una certa sinistra, venduta come uno strumento per abbattere discriminazioni e privilegi, ma che in realtà serve soltanto a lasciare immutate tutte le profonde differenze che già caratterizzano la nostra società.
Ed è una truffa ben congegnata, perché sempre più spesso trova approvazione tra le sue vittime, che poi diventano i suoi primi sostenitori.

Per cui se un giorno ci sentiamo dire «basta premiare il "figlio di...", da oggi premieremo in base ai voti conseguiti, al tempo impiegato per conseguirli, alla qualità degli istituti dove sono stati conseguiti» chi è svantaggiato sarà portato ingenuamente ad esultare, perché penserà che finalmente avrà la possibilità di competere, cosa che prima gli era del tutto negata.
Ma sarà una competizione falsata e che già prima del suo inizio - si sa - verrà vinta proprio da "il figlio di...", perché se anche il punto di partenza fosse lo stesso, gli strumenti che alcuni dispongono a dispetto di altri porterà inevitabilmente a un risultato predeterminato, che continuerà a premiare gli stessi di sempre.

From Saudi Arabia with love

Ciò che sorprende è il perverso rapporto d'amore che lega Occidente e Arabia Saudita.
Sì, gli accordi con la Turchia sono più proficui, ma in tal caso trattasi del risultato di ricatti e di predominanza geo-politica sulla regione. Non quindi di una questione di volontà, non quindi per una scelta autonoma.

L'amore verso l'Arabia Saudita, pur se perverso, è invece spontaneo e genuino, non conosce cioè condizioni. Sorprende perché i sauditi professano il wahhabismo, ovvero la forma più ortodossa e estremista dell'Islam, l'unica oggi ad applicare letteralmente il Corano. A una comparazione con metodo scientifico, la loro dottrina è più fondamentalista e violenta di quella adottata dall'ISIS.

Non a caso i sauditi appoggiano, supportano e finanziano lo stato islamico, intervengono militarmente nella regione, creano in laboratorio guerre civili da diffondere nei paesi confinanti, nello Yemen dichiarano guerra ai ribelli sciiti ma hanno bombardato e sterminato decine di migliaia di civili e tra i civili soprattutto di bambini.

Sorprende dunque, perché l'Occidente stigmatizza, demonizza, denuncia e combatte (o quasi) una forma di fondamentalismo - e giustamente.
Ma nel mentre ne spalleggia una concettualmente peggiore. Paradosso, chiedendo alla seconda il supporto per combattere la prima. Paradosso nel paradosso, nonostante la seconda sia padre morale da una parte e artefice materiale della prima dall'altra.

In questo complesso e caotico scacchiere politico, dove dietro al movimento di ogni pedone si nascondono (più o meno bene) gli interessi economici di sempre, il popoletto si schiera compatto là dove i media puntano il dito. Quindi contro un nemico (l'ISIS) che è sì giustamente un nemico. Ma solo in virtù della sconvenienza del caso. Altri nemici, uguali se non addirittura peggiori, restano intoccati e spesso vengono persino arruolati tra le proprie fila.